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martedì 4 ottobre 2011

Satira. Non era meglio continuare a raschiare il tartaro?



Ai giornalisti, dopo l'udienza: "Sono qui perché volevo vedere il mio giudice e perché volevo che lui vedesse me".

Okay bella, sono certo che il "tuo" giudice ti ha guardato per benino.
...Prima di rinviarti a giudizio.
Auguri.

F. O.

lunedì 15 novembre 2010

Satira. Hanno ucciso Scalda Bagno

Chi sia stato non si sa: forse quelli della Mala, forse la Pubblicità – come direbbe Max Pezzali.
Ma non è il Festivalbar e gli 883 hanno avuto un'eclisse tale, che neanche Johnson e Michael Righeira!
Potremmo sguinzagliare detective migliori, ma in questo caso il maresciallo Rocca non serve. No, qui il colpevole è facilmente individuabile. Gli indizi lo inchiodano, oltre ogni ragionevole dubbio: è lui, è Frankie Sorriso.
La sua diabolica macchina fabbrica-prosperità ha pervaso il paese di ottimismo puro e ha reso tutti più ricchi! Anche gli ultimi komunisti-komunisti-komunisti, che volevano rendere tutti più poveri, si sono dovuti arrendere all'evidenza: l'opulenza ormai trabocca da ogni dove!
Il consumismo sfrenato non è più per pochi, la tromba del mediashopping squilla forte. Sono finiti i tempi delle spesucce strette strette, fatte con l'obiettivo di arrivare alla sospirata fine del mese. Adesso – finalmente!! – tutti possiamo avere in casa la nostra palestra super-accessoriata, smontabile e comodamente riponibile sotto il letto.
Riciclo? Recupero? Riparazioni? Ma per favore, sono finiti quei tempi! Tenere la stessa macchina per dieci anni, chiamare il tecnico per rimettere in funzione il televisore o la lavabiancheria sono tristi consuetudini che non ci riguardano più. Adesso – finalmente – possiamo spendere e spandere!!
Certo, come è sempre capitato nel corso della storia dell'umanità, anche stavolta qualcuno non ha capito la portata epocale del cambiamento e ha provato addirittura ad opporsi ad esso.
L'idealista – e perciò perdente – Scalda Bagno pensava di poter continuare a piazzare obsoleti computer o telefonini fabbricati addirittura da tre-quattro anni; pensava di poter ancora sfidare il potente Capitalismo con il mercato del rubato-sicuro: sbagliava.

Francesco Obinu

giovedì 7 ottobre 2010

Satira. Il sonno della digestione genera i rutti


Il sonno della digestione genera i rutti

A.S.

martedì 5 ottobre 2010

Satira. I dieci accomodamenti



1. Io sono il Cattivo Gusto, dio tuo. Non avrai altro gusto al di fuori di me.
2. Nominami pure continuamente.
3. Ricordati di rovinare le feste.
4. Disonora il padre e la madre d’altri.
5. Non uccidere (fallo fare ad altri).
6. Commetti pure atti impuri.
7. Ruba, no?
8. Non testimoniare o, eventualmente, smentisci.
9. Desidera pure la donna d'altri.
10. Desidera, anzi, impossessati della roba d'altri


A.S.

lunedì 27 settembre 2010

Satira. Pubblica Istruzione


...Danda est... Dabo... Daturam esse... Data!

Francesco Obinu

venerdì 24 settembre 2010

Satira. Playmobil


Breaking news. Trovato in possesso degli ultimi due fichi secchi rimasti
Al termine di un'accurata ispezione sulla persona. Nessuna dichiarazione


Francesco Obinu

martedì 20 luglio 2010

Satira. Date a Cesare...

Cesare c'è.
Cercasi Bruto disperatamente!

Francesco Obinu

lunedì 28 giugno 2010

Satira. Buffon!



LIPPI. Mister Miliardo aveva chiuso in bellezza nel 2006. Doveva bastargli. Questa volta la sua personalissima tattica, convocare centomila giocatori per sceglierne 23 un minuto prima della scadenza per la comunicazione della lista alla Fifa, non ha funzionato. Comunque ha lavorato con scrupolo: ci ha pensato a lungo prima di scegliere i calciatori meno in forma, reduci da infortuni e protagonisti di un campionato opaco.
BUFFON. Se sei soggetto a colpo della strega, rimani a casa e fatti curare.
MARCHETTI. Lo hanno sacrificato, poi si sono dimenticati di comporre pietosamente il cadavere.
CANNAVARO. In pre-pensionamento da un anno, si è allenato con lamette e schiuma da barba, diventando abilissimo. Alla rasatura perfetta associa il liscio vellutato, dimentico del monito di Boskov: fuorigioco è quando arbitro fischia.
ZAMBROTTA. Escluso dalla campagna pubblicitaria della schiuma da barba a vantaggio di Cannavaro, ha voluto dimostrare sul campo di non essere da meno del capitano, andandoci molto vicino.
DE ROSSI. Mica male, quand'è lontano dal gioco.
GATTUSO e CAMORANESI. Un Mondiale da figuranti.
MARCHISIO. ...Chi è??
PEPE. Manca di sale. Corre e sbuffa ma combina poco. Come quando giocava nel Cagliari. Per fortuna restò un anno soltanto, poi arrivò Cossu, molto meglio (non secondo Mister Miliardo, ovviamente).
GILARDINO. Vedi Gattuso e Camoranesi.
IAQUINTA. Secondo Mister Miliardo è il miglior centravanti italiano... Poveri noi! A me ricorda Mario Gomez, della Germania, uno dei più grandi enigmi della storia del calcio mondiale: un tempo lo chiamavano “Supermario” ma non capisco perché, visto che quello del videogame si muove.


Francesco Obinu

venerdì 4 giugno 2010

Satira. Nobel per la Pace


Per l'indomito coraggio dimostrato nell'affrontare ed eliminare pericolosissimi civili disarmati, e per l'incrollabile determinazione a ripetersi.

Francesco Obinu

lunedì 31 maggio 2010

Satira. Coup de foudre!



L'Italie entière aime vous éperdument, monsieur le Président!

Francesco Obinu


giovedì 27 maggio 2010

Satira. La manovra... al posteriore

Okay, adesso ci salva lui! Aspettate soltanto che abbia sconfitto il cancro con la sua spada fiammeggiante, poi vedrete...
L'Italia non sarà mai un'altra Grecia! Lui ha le carte vincenti: Tremonti, Sacconi, Brunetta! Sotto la guida infallibile del dio dell'Amore, essi copiano mirabilmente le soluzioni finanziarie già avanzate da Prodi, Visco, Padoa Schioppa. Ma se nelle mani di quegli inetti esse erano strumenti deleteri, i Tre Savi ne fanno la Salvezza stessa!
Così si governa un Paese: con coerenza di giudizi e di propositi! Non temiamo! Nessuna sventura ci colpirà!
Viva l'ottimismo! Viva l'Amore! Abbasso gli antiberlusconiani!
Meno male che Silvio c'è!

Francesco Obinu

giovedì 25 febbraio 2010

Satira. * festival *


Comincia la serata finale, quella che conta!
Antonella Clerici fa il suo ingresso trionfale… però il suo passo non è molto disinvolto. Quei tacchi altissimi, lei così… giunonica, ecco, diciamo pure giunonica.
I tacchi sono rinforzati con il titanio, ma il pool di esperti della Nasa non se la sente di garantire che reggeranno fino alle 00:59.

La partenza della serata è comunque sprintosa. Le prime due-tre canzoni, poi un paio di notizie sensazionali: Michael Jackson è morto e Irene Grandi è single.
Non mi è del tutto chiaro il collegamento fra i due fatti.
E adesso, la pubblicità! Devo dire che Claudia Gerini ha armato un bel paio di bombe…

Mentre immagino già le zoomate di Blob, il festival riattacca. C’è un trio: Luca Canonici, cantante; Pupo, ex cantante; E. Filiberto, finto cantante. Fischi.
Dopo l’esibizione, Pupo afferma di non avere mai visto tanta ostilità. Fischi. Filiberto ringrazia tutti, anche “quelli che fischiano”. Overdose di fischi. Canonici tace, tanto non lo fischierebbero.

Poi la Rai premia un tizio che è entrato in Azienda nel 1974. Anche la giacca che indossa dev’essere dell’epoca. Inoltre, il colore della giacca e quello dei pantaloni non c’entrano niente l’uno con l’altro.
Giunone chiama qualcuno. Dalla fossa dell’orchestra salta fuori uno dei musicisti, anche lui visibilmente anziano. Indossa giacca e pantaloni con ricami d’argento. Sembra Diego de La Vega nel telefilm “Zorro”, con Guy Williams. Solo che Williams era un tipo aitante, mentre questo farebbe un figurone nel ruolo del Gabibbo.
Adesso il quadretto idilliaco è perfetto: il funzionario Rai, il premiato, i colleghi del premiato, Giunone, Gabibbo de La Vega. “Cheese”!

La sbobba mi ha fatto venire sonno. Ho perso qualche spot e qualche cantante.
Era previsto anche un intervento telefonico del premier, con barzelletta, ma Scaloia si è opposto: “Non voglio noie nel mio locale!”.
Mi risveglia Mary J Blige. Lei è brava davvero, il festival recupera un po’.
Arriva il momento del sorteggio per stabilire in che ordine canteranno i tre finalisti.

A quel punto si sfiora il dramma. “Deve darmi il rotolino”, dice Giunone al notaio.
Quello sbianca in volto, vorrebbe un avvocato e cerca le occhiaie magnetiche di Nosferatu Ghedini, che però non c’è. È andato sui Carpazi, dove organizzano due grandi eventi: la fiera del plasma e la sagra dell’emoglobina. Turismo trasfusionale.
I secondi passano lenti come anni-luce, poi l’equivoco si chiarisce: Giunone voleva semplicemente il biglietto arrotolato che il notaio aveva estratto dall’urna.

00:59, Giunone saluta, ancora in piedi: i tacchi hanno retto. Il festival dei fiori è finito. Ha vinto un giovane: Peppe Vessicchio…
…O mi sono perso qualcosa?

Francesco Obinu

martedì 6 ottobre 2009

Satira. Capitan Farloc

1. Ritto sul ponte di comando del suo vascello d’assalto, Farloc, il pirata nero, scruta con impazienza lo spazio davanti a sé alla ricerca di una preda.
Perché ama conquistare, lui. Possiede ingenti ricchezze, ma non ha mai usato il denaro per possedere qualcuno o qualcosa, lui, uomini, donne o potere che fossero. Comprare, non è necessario per il conquistatore dal fascino maledetto e implacabile!
Scruta e freme… Poi d’improvviso la scorge. La nave è grande, ricca, potente oltre ogni immaginazione… È quella che sogna da sempre, quella che ha inseguito per lunghi anni, quella che gli era sfuggita per le incursioni di un capitano di lungo corso della vecchia scuola. Ma il corsaro imbattibile, vittima di ammutinamento, ormai non c’è più e la preda è di nuovo alla portata. Se la catturasse, sarebbe un colpo senza precedenti, il bottino più grande di tutti i tempi, la chiave per l’apoteosi.
Chi mai potrebbe impedirgli, ora, di raggiungere la meta?

2. Un altro come il comandante Mucillaggine, per caso? Era partito con la sua ammiraglia, insieme ad una nave alleata e ad una collegata, per dare battaglia a Farloc e agli ammutinati, i quali, a conferma del fatto che non ha bisogno, lui, di comprare qualcuno col denaro, si erano gettati ai piedi del pirata con tanto di lingue fluttuanti, perché li prendesse con sé anche come semplice ciurma.
Mucillaggine ostentava sicurezza, ma barava, perché vantava più armi di quante ne avesse davvero. Baro e sleale, voleva vincere da solo e così rapinò la nave collegata, che andò alla deriva. Dopo il naufragio, gli ex-collegati, animati da feroce spirito autolesionistico, fecero a pezzi la loro nave, convinti che a bordo di piccole scialuppe avrebbero trovato presto un approdo sicuro: stanno ancora vagando senza meta.
A Mucillaggine però non andò meglio. Mentre l’alleato si disimpegnò bene, l’ammiraglia, fiacca come il comandante, affondò quasi senza combattere. Mucillaggine non riconobbe di essere stato un comandante inetto e chiese una nuova ammiraglia, ma quando si presentò davanti alla cabina di comando lo fermò un segnale luminoso: – Keep Out! -, che in italiano aulico significa: - Fuori dalle palle! -.
Per non subire l’onta del degradamento, Mucillaggine porse le dimissioni. Trascorso del tempo, sperando che la sua débacle fosse stata dimenticata, prese a farsi rivedere in occasioni politico-mondane, deciso a ricandidarsi per l’alto incarico: - Keep Out!! -.
Consapevole di non essere gradito, ha provato allora a tornare in auge spingendo avanti un suo favorito, che però era stato assunto come semplice pilota traghettatore…
- Keep Out!!! -.

3. Farloc prepara l’arrembaggio: – L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta! -.
Il suo vascello punta veloce verso la grande nave, ma quella non sembra intenzionata ad arrendersi. Le sue vele restano issate, le sue antenne non si abbassano e il suo SOS continua a ripetere, forte e chiaro, che Farloc vuole toglierle la libertà di movimento e rinchiuderla nel canale a senso unico dentro cui galleggiano in fila indiana tutti i vascelli del pirata.
- Spezzeremo le reni ai farabutti! -. Farloc si lancia in avanti per ghermire il timone della grande nave. Nel suo braccio acciaio c’è, ma l’aggancio non riesce, la distanza è troppa. Gli servirebbe una protesi per prolungare l’arto uncinato. Non ha difficoltà a trovarne subito una. La portano, la applicano. Ora ne ha due.
Con quell’altra, raccontano, riesce a fare cose strabilianti, del tipo: essere molto affettuoso.
Il pirata tenta il secondo assalto, ma giunto a bordo della grande nave si rende conto che i marinai, lì, sono molti di più dei suoi. Contro ordine e ritorno precipitoso sul vascello.
La pirataglia adesso è scompaginata, il vascello è ingovernabile. La grande nave può mettere in atto una manovra evasiva, speronando il battello assalitore e guadagnando la via di fuga. Anche per questa volta è salva.
Sul vascello alla deriva regna la confusione. Lo speronamento ha provocato molti danni e il capitano sembra scomparso. Si teme che possa essere caduto fuori bordo, e questo lo metterebbe in soppraffini casini, ma al termine di lunghe ricerche lo ritrovano laggiù, in fondo alla stiva, appoggiato ad alcune casse rovesciate, semi-sepolto sotto una montagna di pilloline azzurre.

Francesco Obinu

giovedì 17 settembre 2009

Satira. «Qui c’è un torero…».

Quando gli fu dato del “buffone” non lo si voleva offendere (la pensò così anche un giudice); al contrario, si voleva certamente mettere in risalto le sue doti d’istrione affabulatore.
Non vale nemmeno la pena ricordare le mille trovate che lo hanno reso celebre nel mondo. Anche l’ultima in ordine di tempo conferma il genio del personaggio: in pieno clima di “incontro bilaterale” con il premier spagnolo, parlando delle varie accuse mosse nei suoi confronti da “certa stampa” e “dalle opposizioni”, si è dipinto come un torero impavido che affronta un’orda di tori scatenati.
D’altra parte, si può non dare credito ad un uomo che ha affermato che Mike Bongiorno lo sosteneva nella sua “fatica di governare l’Italia”? (anche se non mi pare che l’estinto avesse incarichi presso la Presidenza del Consiglio…).
Dunque, c’è un torero. Tutti questi tori inferociti invece non li scorgo. Ci sono soltanto giornali che fanno (o cercano di fare) un’informazione non prona nei confronti del potere politico, uomini della maggioranza che rivendicano il diritto a non appiattirsi sulla linea del pensiero unico e uomini dei partiti di minoranza che denunciano (ognuno come può) il modus operandi non proprio irreprensibile di colui che regge il governo del paese.
Lui però i tori aggressori riesce a materializzarli con forza evocativa, ed ecco, selve di braccia e di mani tese verso la sua persona, il suo nome osannato da cori di voci, come accade ai divi del cinema quando sbarcano alla Mostra veneziana.
Ogni luogo, ogni evento per lui è una passerella: ora è alla Maddalena, poi vola all’Aquila, poi schizza nel solito studio della solita rete televisiva dove il solito conduttore della solita trasmissione lo attende ansioso, per dirsi da solo quant’è bravo, e quante cose ha fatto (che non se ne videro mai in centocinquant’anni d’Italia unita!) e che il 200 per cento degli italiani è con lui e… e… e…
… E la realtà è tutt’altra cosa. Si dovrebbe cambiare e, a sentire i rumores, il cambiamento sarebbe in gestazione.
L’unico problema è che il “cambiamento” sembra profilarsi al “centro”, in un nuovo bizzarro coagulo di ex democristiani, ex missini ed ex… (datemi una definizione per Francesco Rutelli: ex politico, forse?).
Insomma, è quel variegato e spumeggiante ambiente dei “moderati” che si agita per trarre l’Italia dall’impaccio dell’ultima corrida. Questo fermento non si è mai fermato dal 1948; da allora i “moderati” continuano ad aggregarsi e respingersi senza sosta, a cambiare collocazione partitica ed ideologica con grande naturalezza, rimanendo però sempre e comunque “moderati”, e “moderati” sono stati tutti i governi succedutisi fino ad oggi. Nel frattempo la Sinistra dorme e lascia fare.
Conclusione: anche questa volta non cambierà ‘na mazza!
Olè!

Francesco Obinu

lunedì 27 luglio 2009

Satira. Osso sacro, anfora profana

Dopo averci fatto morire dal ridere con la sua lectio magistralis sull’utilizzatore finale del corpo del reato, il buon sen. avv. Ghedini si è superato con la dotta interpretazione scientifica dei (presunti) ritrovamenti archeologici in Villa Certosa: non di tombe fenicio-puniche trattasi, ma bensì di ossa frammiste a ceramiche! Ma santo dominiddio, chiunque abbia visto almeno una puntata di Superquark sa bene che questa curiosa associazione di oggetti – ossa più ceramiche – corrisponde ad un tipo di sepoltura frequente nell’antichità: le anfore con dentro le ossa del defunto che tante volte abbiamo guardato, se non altro per un certo sapore horror, durante le visite scolastiche al Museo “Sanna” di Sassari. Ed anche a non voler scomodare le deposizioni in dolio, va da sé che il mix di frammenti ossei e ceramici corrisponde a quello che in altri termini si chiama “sito archeologico” (il sen. avv. dovrebbe peraltro essere ben informato sull’argomento visto che la sorella Elena Francesca Ghedini è professore ordinario di Archeologia e storia dell’arte greca e romana all’Università di Padova). Insomma, l’ammissione di colpa è totale, ma la prossima strategia (del sen. e del cav.) è intuibile come il finale di un episodio di Topolino, con due opzioni: 1) il presidente del Consiglio, cosciente del grave nocumento che sarebbe potuto derivare dall’esposizione incustodita delle preziose tracce archeologiche le avrebbe volontariamente occultate; 2) interpretando il sentire comune che detesta l’invadenza della Soprintendenza archeologica e i suoi odiosi vincoli, il presidente del Consiglio avrebbe deliberatamente deciso di non dare pubblicità ai ritrovamenti, dato che peraltro si tratterebbe di “poca roba senza valore”. Anche la cronologia dei reperti è uno spasso. Come riferiscono fonti autorevoli (Berlusconi-D’Addario), si tratterebbe di III sec. a.C. (cioè 200 a.C.) o di 300 a.C. (cioè IV sec. a.C.). «Ma, insomma, Niccolò, III o IV? Cribbio, intervenga Bertolaso!». Diciamocela tutta: si tenga pure il premier ossa, ceramiche e quant’altro. Anzi, arricchisca la sua prestigiosa collezione magari con qualche mummia nuragica o con le reliquie di san Simplicio. Ci accontentiamo di preservare le (nostre) ossa dall’artrosi e le ceramiche in porcellana acquistate (con il materasso ortopedico) da Media Shopping.

Alessandro Soddu

sabato 11 luglio 2009

Satira. Pino e gli anticorpi: finalmente un twist senza gambali

Negli anni ’70 e ’80 Benito Urgu faceva ridere imitando i pastori sardi.
Negli anni ’90 Giuseppe Masia faceva ridere imitando Benito Urgu.
Negli anni ’90 e Duemila i 448 facevano un po’ ridere imitando Benito Urgu e Giuseppe Masia.
Negli anni ’90 e Duemila Aldo, Giovanni e Giacomo facevano ridere imitando i pastori sardi, ma in un modo nuovo.
Negli anni ’90 e Duemila i Tressardi facevano ridere imitando i pastori sardi, in un modo parzialmente nuovo.
Negli anni Duemila Cristian Cocco e i Tenorenis non fanno ridere imitando un po’ i 448, i Tressardi e Aldo, Giovanni e Giacomo.
Negli anni Duemila, mentre Nino Frassica e Piero Chiambretti invitano nelle loro trasmissioni Benito Urgu che imita sé stesso (quello degli anni ’70 e ’80), Pino e gli anticorpi fanno ridere senza imitare i pastori sardi. La loro è una comicità universale e, quando “etnica”, metropolitana. Era ora.

Alessandro Soddu

venerdì 3 luglio 2009

Satira. Sa mama ‘e su sole

“Pizzinnu istes in domo
e tanca sas ventanas
infora b’est sa mama ‘e su sole
a chent’ottanta grados
gialla che unu limone
ti poden salvare solu sos ferros…
Iscur’a tie, iscur’a chie
non creet in sa mama ‘e su sole…”

Lui non ci credeva…


(Il brano è tratto da Sa mama 'e su sole, Tazenda, "Murales", 1991)

Francesco Obinu

lunedì 25 maggio 2009

Satira. Salvate il soldato Papisilvio

Lo hanno fatto di nuovo... Toghe rosse maledette!
Ancora una volta, mentre il Genio politico d'Italia si apprestava a condurre la sua nuova campagna per la Libertà, questa volta sul fronte europeo, è esplosa l'ennesima bomba ad orologeria! Confezionata pure questa, come molte altre, in quel covo comunista-giustizialista del Palazzo di Giustizia di Milano!
La bomba-Mills lo ha centrato in pieno, e Papisilvio si è trovato in difficoltà. Ma la missione di soccorso è scattata prontamente: agli ordini del generalissimo Larousse, Lupi, Cicchitto, Gasparri, Bocchino, Pompino, Ditalino e altri ancora hanno contrattaccato con italico vigore per togliere d'impaccio il loro duce!
Non si pensi però che Papisilvio sia rimasto passivo. Giammai! Egli aveva temporaneamente oscurato se stesso (soltanto lui ha questo potere) non per nascondersi al pericolo - come pavida femminuccia -, ma per preparare la fulminea riscossa all'arrivo dei suoi.
Così ha schierato in avanguardia la sua miglior arma dirompente, Nosferatu Ghedini, il quale ha ripetutamente bombardato l'opinione pubblica da tutti i possibili canali tv e stampa.
Pare che Papisilvio gli abbia promesso, come ricompensa, la prossima presidenza della Camera, al posto di quel rompimandorle di Fini, oltre ad un sostanzioso "heavy petting" in un castello della Transilvania (Noemi ha inutilmente frignato che la Camera l'aveva chiesta già lei: forse avrà in cambio un monolocale a Scampia).
La difficile operazione di salvataggio è ancora in corso, soprattutto a causa di impreviste resistenze "repubblicane". Gli esiti sono ancora incerti...

Francesco Obinu

lunedì 23 febbraio 2009

Satira. Meschineddos


1. Sardegna, potenza mondiale. Il centrodestra ha vinto le regionali sarde e in tanti, dall'altra parte, invitano a non drammatizzare. Sono d’accordo: il neo eletto presidente, sulla scorta del suo nume ispiratore, ha promesso in campagna elettorale decine di migliaia di posti di lavoro (tiro a indovinare… nel settore costruzioni?); e se ciò non dovesse bastare, ne sono certo, non esiterà a far valere la sua irresistibile personalità presso il capo del governo, affinché quello vari anche per la Sardegna un “piano marshall” (quando non ha nulla di sensato da dire – cosa che gli capita spesso – Toupet usa l’asso del “piano marshall”).
Possiamo stare tranquilli, dunque: nel prossimo quinquennio l’isola – come la Germania di Adenauer, l’Italia di De Gasperi, il Giappone atomizzato di fresco e la Corea, parte sud – conoscerà uno sviluppo economico travolgente. Nel frattempo occorre notare che i sardisti, risparmiati dall’“australiana” ma contagiati dall’“inguaribile ottimismo” di coloro che sorridono sempre, hanno definitivamente rinunciato al ruolo di forza identitaria e autonomista (povero Lussu!), e che i sardi hanno deposto sa berritta per mettere su un cappellaccio.

2. Da Bossi a Bricolo. Se lo smarrimento identitario affligge i sardisti, lo stesso non accade agli uomini della Lega Nord. Le illuminanti idee di Bossi, Borghezio e Calderoli sono ormai patrimonio dell’Italia repubblicana.
Come dimenticare la tripartizione geo-politica proposta dall’Elettricista, quando ancora la malattia non aveva offeso il suo potente cervello, per rilanciare l’economia italiana attraverso compartimenti a circuito chiuso? “Padania”, a riunire le regioni settentrionali, “Etruria”, in luogo di quelle centrali, e… E qui ci deluse forse per l’unica volta; per le regioni meridionali ci aspettavamo qualcosa del tipo “Magna Grecia”, invece egli sentenziò: “Sud” (sic!). Le sue intuizioni erano troppo avanzate per il restante ceto politico, che non ne capì la grandezza e le lasciò cadere.
Calderoli non è stato meno grande come ideatore di una lucidissima legge elettorale, che ancora oggi fa la sua… “porca” figura e anche Borghezio ha dato tanto all’Italia, che ha degnamente e nobilmente rappresentato al parlamento di Strasburgo, dove si dimenava come un ossesso al grido di “Padania libera!”; celebri, poi, le sue ragionate riflessioni sugli imam di m * * * a e sui migranti del c * * * o: per queste e altre civili prese di posizione fu ingiustamente malmenato su un treno da un gruppo di inqualificabili delinquenti, mentre egli – uomo mite – pensava alle gorgheggianti sorgenti del Po e alle verdi valli della sua patria celtica, ansioso di raggiungere gli gnometti Loacker e la tenera mucca Milka.
Per fortuna l’opera di questi Grandi non sarà interrotta: Cota, Bricolo e altri promettenti giovani, seguendo il ministro saxofonista, parlano con trasporto di ronde, tassa sull’immigrazione, prolungamento dei tempi di detenzione per i clandestini… Sono pronti a raccogliere l’eredità! I ragazzi della nuova leva leghista sanno anche esprimersi in un discreto italiano, e questo è forse l’unico loro difetto rispetto ai maiores.

3. PD (Post Decessionem). Il segretario Walter è (politicamente) morto. Il fatto in sé non è particolarmente grave (anzi…), però sono sbagliati i tempi. Il segretario Walter doveva dimettersi subito dopo la catastrofica sconfitta elettorale dell’aprile 2008, una sconfitta arrivata unicamente per colpa sua, visto che presentò ai cittadini un partito ridicolo, senza una precisa fisionomia, con tanti fumosi “ma anche” e nessuna argomentazione univoca e certa: invece allora rimase al suo posto, convinto anzi di avere fatto del bene al Paese, avendo egli “semplificato il quadro politico-partitico a sinistra” (come ha ricordato con enfasi il traghettatore Franceschini: roba da applausi a scena aperta!).
Poi Renato Soru perde le elezioni regionali in Sardegna e il segretario Walter si dimette. Certo, non deve avergli fatto molto piacere constatare l’avversione di tanti esponenti del PD sardo per il suo cavallo di battaglia nell’isola; tuttavia, in questo caso, la sconfitta del PD non è arrivata per colpa del segretario Walter. Ora che avrebbe dovuto tenere saldamente in mano le redini, per rispondere con altrettanta durezza a chi non vuole accettare che non si può fare un partito “nuovo” per una politica “nuova” con uomini vecchi (di mentalità prima che di anagrafe), ora ha mollato.
Il PD sardo, anch’esso senza segretario, attende di sapere chi sarà il suo nuovo timoniere. Ricordo che il neonato partito, in nome del “rinnovamento”, si era scelto per segretario un virgulto della Prima repubblica, che oggi, sconfitto Soru, può tornare a tessere le sue trame old politics; così, le speranze che il prossimo timoniere sia veramente “nuovo” sono pochine. E il PD sardo, come il PD nazionale dell’era Walter, continuerà nella sua migliore performance: l’imitazione del “Titanic”.

4. Meschineddos. Un candidato algherese del PDL ha comprato la sua elezione nel nuovo Consiglio regionale della Sardegna, regalando agli elettori chili e chili di carne… Pensavo che la “politica della pastasciutta” fosse roba di altri tempi, ma forse questo è soltanto un caso di campagna elettorale creativa. Allora sotto! Chi avrà il merito della prossima straordinaria trovata?
D’altra parte, la critica severa ed efficace contro il malcostume dei partiti si poteva fare quando la “politica come servizio” non era ancora uno slogan vuoto, prima dell’intrigo pentapartitico, del connubio democraxiano, di “tangentopoli”; quando i riferimenti ideologici rendevano credibile l’operato dei governi e delle opposizioni. Ma oggi, ce lo dicono anche gli illuminati “riformisti”, le ideologie sono soltanto inutili relitti del secolo passato (strano che il loro giudizio non valga anche per lo stesso riformismo, che è un valore ideologico d’origine addirittura sette-ottocentesca).
Dentro l’attuale vuoto pneumatico della sfera politica le persone continuano ad ondeggiare da una parte all’altra, perché i riformisti e i paladini “delle libertà” (credevo che la Libertà fosse una…), insieme, gli hanno spiegato che il bipolarismo è la soluzione migliore per l’assetto politico e la governabilità di un Paese moderno: “Indietro non si torna!” (sempre il Traghettatore). Così, rivolgendosi ora ai libertari, ora ai riformisti, i cittadini credono di operare una scelta, di disporre di un’autentica alternativa. Ma non è così, perché al blocco “moderato” del centrodestra, derivato principalmente dalle clientele del “C.A.F.”, si è accostato il blocco “moderato” del centrosinistra senza Sinistra, generato dall’appiattimento degli ex DS sulle posizioni centriste degli ex Margherita. Dov’è l’alternativa? Non c’è, come dimostrano i programmi di governo dei due schieramenti, speculari fino all’imbarazzo, e i loro provvedimenti di governo, drammaticamente simili nella comune inefficacia.
Adesso è toccato ai sardi compiere l’ennesima oscillazione, nella speranza che dopo le bistecche arrivino i posti di lavoro e qualche soldo in più nelle tasche di chi ha bisogno… Meschineddos…


Francesco Obinu

martedì 27 gennaio 2009

Satira. Cappellaccio & Toupet


La data fatidica si sta avvicinando. Fra non molto i Sardi scieglieranno il nuovo presidente della Regione, anzi, il “Governatore”, come ormai da qualche tempo si usa dire.
Questa campagna elettorale ha molto di surreale, ben più di quanto normalmente una campagna elettorale offra da questo punto di vista. Il presidente uscente si ripresenta come candidato di un partito che, in buona parte dei suoi aderenti, lo detesta con tutto il cuore, e di una coalizione che in campo nazionale non esiste più da un bel pezzo.
Poi ci sono loro, l’ineffabile duo: Cappellaccio e Toupet.
Il candidato governatore è il primo, ma la campagna elettorale la fa il secondo. Cappellaccio, del resto, si è ritrovato lì, quasi a sua insaputa, perché lo ha “scelto” Toupet: il centrodestra isolano aveva in mente altri nomi, ben più autorevoli, per la corsa presidenziale, con ciascuno dei quali avrebbe avuto praticamente in tasca la vittoria.
Ma a Toupet non piacciono le cose facili (e soprattutto non gli piace che altri lo affianchino nel prendere le decisioni), così ha puntato sulla sorpresona; d’altra parte come avrebbe potuto, sennò, presentarsi ad una delle ultime uscite con la notizia sensazionale: gli ultimi sondaggi danno Cappellaccio avanti di quattro punti!
Al comizio Cappellaccio sta un passo indietro. Un passo più avanti e trenta centimetri più in basso, Toupet ha già cominciato a torturare i microfoni: ora li piega in avanti, ora all’indietro, verso destra, verso l’alto, verso il basso, verso sinistra, ora li avvicina fra loro, ora li divarica…
Cappellaccio ha un compito fondamentale: deve dire buonasera quando arriva sul palco e, addirittura, buonasera e buon voto quando se ne va.
Al resto pensa Toupet. Il suo esordio è ormai un numero di consolidata affidabilità e successo, con il gran sorriso “no limits” e le pirotecniche frasi di saluto, accompagnate magari immediatamente da battute più o meno spiritose e dalla classica, imperdibile barzelletta di suo conio. Sembra uno di quegli aggeggi che saltano fuori dalle “magic box” quando sollevi il coperchio: boooing!, “Ciao a tutti! Sono molto simpatico e amo la Sardegna!”.
Per rimetterlo nella scatola ci vuole un bel po’ di tempo, perché presto si ricorda di amare più se stesso, “self-made-man” e “show-man”, che la Sardegna o qualunque altra cosa. Infine si accommiata dalla folla adorante e spinge davanti a sé Cappellaccio, che chiude col suo pezzo di bravura. Cala il sipario, si spengono le luci.
Come recita lo slogan del presidente uscente…? Ah sì: meglio la Sardegna!

Francesco Obinu