
Avviso: il post che segue è anacronistico, incentrato sulla forza lavoro, privo di cenni alla magnificenza di Obama e lontano dai temi razziali che servono a far vincere le elezioni.
Forse perché troppo presi dagli uffici di quello che ci governa, nessuno di noi sembra curarsi dei giochetti di tutti gli altri imprenditori. Sì, perché sebbene ci piaccia tanto pensare che gli affari loschi siano prerogativa delle mafie, in realtà siamo circondati da signori che rubano di continuo. Chi sono? Beh, per fare solo un piccolo esempio, tutti quelli che si dimenticano di pagare i lavoratori dipendenti, tutti quelli che si dimenticano di dare le ferie ai lavoratori dipendenti e tutti quelli che si dimenticano di pagare gli straordinari ai lavoratori dipendenti. Questi ladri - gente per bene che veste Prada e sorseggia cocktail nei posti più chic - si godono amabilmente la vita come se niente fosse. Un povero ingenuo, uno che venisse in visita da un altro mondo, un marxiano diciamo, potrebbe domandarsi come mai sia possibile che chi commette dei reati così gravi non venga sbattuto in carcere o, quantomeno, pubblicamente disprezzato. Ebbene, mio caro visitatore, devi sapere che l'associazione a delinquere della quale fanno parte questi moderni schiavisti è talmente piccola, diffusa e socialmente accettata da essere la più potente in assoluto. Il sistema si fonda su tre elementi: 1) lo sfruttatore, 2) quello che rende tutto legale (il consulente del lavoro, solitamente) e 3) lo sfruttato ovvero il lavoratore dipendente che, avendo bisogno del lavoro, tace. E siccome la politica deve risolvere questioni molto più importanti (l'Italia, d'altronde, è una repubblica fondata sul blabla), uno dei pochi modi che abbiamo per smantellare queste bande in giacca e cravatta è non partecipare alla formazione dei loro utili. Nel settore commerciale è assai facile farlo: basta chiedere ai vari commessi se il trattamento economico ricevuto è adeguato al lavoro prestato e - se non è così - cambiare negozio.
Proviamo?
Denise Pisanu