
Si sa, all'uomo piacciono le belle illusioni, ne ha bisogno per vivere.
Per questo, nonostante l'affaire Moggi dimostri sempre più che tutti quei calciatori dal fisico super curato (dio li benedica!) in realtà non decidono proprio un bel niente con le loro performance atletiche, l'attenzione per gli eventi calcistici non diminuisce manco un poco. Chiedete a Sky!
A me fa tristezza pensare che il risultato di una partita sia deciso da signori grigi in giacche e cravatte, grassi e rachitici, curvi, l'immagine di uno stile di vita privo di una qualsiasi attività fisica, se non quella digitale atta a comporre numeri di telefono.
Naturalmente la questione "farsa" riguarda anche gli altri sport: il doping nel ciclismo e nell'atletica, gli incontri concordati nella boxe, le gare d'appalto truccate per la gestione di parcheggi comunali, eccetera. Ma se ne parla meno. Perché il calcio è più popolare, muove sentimenti ancestrali, è semplice semplice e - cosa affatto trascurabile per studiare il fenomeno - se ti ci vuoi cimentare, trovi un campetto ogni 500 metri in tutte le città.
La passione per il pallone trascende tutto! E infatti può anche capitare che il figlio di Bossi dica una marea di cose offensive e gravi contro varie minoranze etniche e sessuali e che i media si soffermino e concentrino sul fatto che non tiferà l'Italia ai mondiali. E giù commenti indignati, da destra e da sinistra, dal mondo del calcio a quello delle casalinghe innamorate di Totti.
Ebbene, prendendo le dovute distanze dal suddetto leghista, confesso che io stasera (semifinale di Champions League: Barcellona-Inter) ho sperato - per motivi ludici ma anche un tantino ideologici - che si verificasse quello che si augurava un mio amico juventino: sull'1 a 0, al novantesimo, Balotelli Mario fa autogol ed esulta alzandosi la maglia e mostrando quella blaugrana. Purtroppo non è successo. Ma sarebbe stato così divertente… Molto più del catenaccio, perlomeno.
Ora confido anche io come i greci nei tedeschi.
Vamos a ver.
Denise Pisanu