Per oggi non mi tolgo la vita (Exorma, 119 pagine, euro 12)
è una delle tante letture inutili nelle quali può capitare di
imbattersi. Bisogna tuttavia riconoscere che Alfonso Brentani ha
avuto perlomeno il buon gusto di non dilungarsi oltre le 120 pagine,
limite massimo di inutilità tollerabile. Peccato però che questo
segno di rispetto nei confronti del lettore venga immediatamente
annullato da una “Premessa a discolpa” posta all'inizio del
libro: non c'è niente di più fastidioso e fuori luogo di qualcuno
che mette le mani avanti mentre si appresta a molestarti con le sue
parole.
Il romanzo soffre di almeno due mali insanabili: uno affligge la
forma e l’altro il contenuto. Per quanto riguarda il primo, il
testo è vittima di una lezione sbagliata che, avendo dato vita ad un
costume diffuso, probabilmente viene impartita nelle scuole peperepè
di scrittura creativa; la lezione è questa: il flusso di coscienza
consiste nel mandare affanculo le virgole – oltre che James Joyce -
e vomitare sulla pagina pensieri più o meno scollegati tra loro.
L’espressione “mandare affanculo” è liberamente tratta da
Brentani, che la sparge nell’opera senza parsimonia ma bene.
Il secondo malanno deriva invece dalla scelta del tema.
Per
oggi non mi tolgo la vita è infatti un’autoanalisi del
protagonista - neolaureato in filosofia, redattore presso una casa
editrice di Nuoro, amante del black metal - che tenta varie volte di
suicidarsi e si interroga sul senso della vita. Posto che la vita un
senso non ce l’ha e che se ci è arrivato Vasco Rossi ci possono
arrivare tutti, è bene tenere presente che scrivendo qualcosa sul
suicidio si rischia di cadere nel Novecento. E Brentani, ingenuo, ci
cade. Il racconto con l’io al centro, tipico – appunto – del
secolo scorso, rende le paranoie del protagonista banali e
ridondanti, note e noiose. Tanto che nemmeno l’aggiunta di un quasi
processo agli psicofarmaci è sufficiente a dare alla storia una
patina di modernità.
C'è tuttavia una nota positiva che impedisce di scaraventare
Brentani nella lista lunghissima degli scrittori illeggibili: la
lingua. L'autore, scegliendo di attingere anche al parlato della sua
città - Sassari - riesce a mantenere viva la narrazione e a usare un
tono ironico gradevole dall'inizio fino alla fine.
Quindi, chiudendo un occhio e considerando che
Per oggi non mi
tolgo la vita è un esordio letterario (datato 2010, tra
l'altro), vale la pena dare un'altra possibilità al giovane Alfonso
Brentani e aspettare al varco il suo secondo lavoro.
Denise Pisanu