lunedì 31 maggio 2010

Satira. Coup de foudre!



L'Italie entière aime vous éperdument, monsieur le Président!

Francesco Obinu


giovedì 27 maggio 2010

Satira. La manovra... al posteriore

Okay, adesso ci salva lui! Aspettate soltanto che abbia sconfitto il cancro con la sua spada fiammeggiante, poi vedrete...
L'Italia non sarà mai un'altra Grecia! Lui ha le carte vincenti: Tremonti, Sacconi, Brunetta! Sotto la guida infallibile del dio dell'Amore, essi copiano mirabilmente le soluzioni finanziarie già avanzate da Prodi, Visco, Padoa Schioppa. Ma se nelle mani di quegli inetti esse erano strumenti deleteri, i Tre Savi ne fanno la Salvezza stessa!
Così si governa un Paese: con coerenza di giudizi e di propositi! Non temiamo! Nessuna sventura ci colpirà!
Viva l'ottimismo! Viva l'Amore! Abbasso gli antiberlusconiani!
Meno male che Silvio c'è!

Francesco Obinu

lunedì 24 maggio 2010

Controcalcio. L'altra faccia della medaglia


L’altra faccia della medaglia è la solita follia del calcio, direbbero i benpensanti: l’omicidio a Torino a fine partita, dopo un diverbio sulla questione della “scarsa italianità” dell’Inter. È questo in realtà il frutto amaro di chi da anni soffia sull’autarchia (ancora meglio se “padana”), sprezzante dell’unità nazionale, dell’Europa, dell’immigrazione, di tutto ciò che è diverso; salvo trarre da immigrati meridionali, Stato centrale, Unione Europea e lavoratori extracomunitari la linfa vitale di tanta economia, che vive anche di soldi sporchi italiani ben custoditi all’estero. Eccola servita la vittima di questa becera propaganda a un tempo leghista e fascista, di chi sogna forse di ribattezzare ancora una volta il Football Club Internazionale “Ambrosiana Inter”. Come che si potesse ridurre la squadra nerazzurra ad un’espressione cittadina o regionale. L’aspetto “milanese” dell’Inter conta in realtà poco o niente nel cuore e nella mente del tifo calcistico vero, quello che nasce da bambini e si nutre di colori e di miti e che niente ha a che vedere con localismi e ultras, violenti o meno che siano. Che spiega come l’Inter, analogamente a poche altre squadre leader, goda di tanti tifosi nel mondo, non solo in Italia. Internazionale e anche per questo espressione della passione e del lavoro sportivo di uomini di tutto il mondo, di ogni colore della pelle: come scordare che l’Inter è vista anche come una “squadra di negri”, con la beffa di Balotelli “negro italiano” (diritto di suolo contro diritto di sangue: Fini batte La Russa, peraltro interista...)? E gli “Italiani nel mondo”, cui è stato dato da poco il diritto di voto? Come la mettiamo? Come la mettiamo con Zanetti e Cambiasso, nipoti di italianissimi emigrati? Ammesso che la cosa abbia un senso, si può anche criticare il fatto che l’Inter abbia in squadra pochi giocatori italiani, ma soffiare sul razzismo e sulla demagogia è una pratica pericolosa, soprattutto quando a farlo è chi ha responsabilità di governo e grande esposizione mediatica.

Alessandro Soddu

Controcalcio. Inter: verità e leggenda



Quella del 22 maggio 2010 è una data che non solo gli interisti dovranno ricordare a lungo, perché segna la fine dell’idea di una squadra forte, ricca ma fondamentalmente perdente. Un pensiero alimentato nell’immaginario collettivo da alcuni fattori reali, quali l’incapacità della proprietà fino a poco tempo fa di delegare la gestione dirigenziale e tecnica ed il controllo criminale esercitato a lungo sul calcio italiano da certi personaggi e smascherato solo nel 2006, peraltro non completamente. Detto in altri termini, se l’Inter di Massimo Moratti ha tardato così tanto a vincere deve guardare innanzitutto alle proprie colpe e in seconda battuta a fattori esterni, che avrebbero potuto comunque essere superati con una più oculata politica societaria. Lo pensavo dieci anni fa e oltre, in tempi di vacche magre; continuo a pensarlo ora, ubriaco di trionfi. Perché è evidente che questo ciclo di successi ha solo parzialmente a che fare con gli effetti del terremoto giudiziario orribilmente battezzato “Calciopoli”. Chi pensa che l’Inter si sia rinforzata saccheggiando la Juventus con gli acquisti di Vieira e Ibrahimovic è stato smentito due volte: il primo ha giocato complessivamente poche partite, mentre il secondo non ha mai fatto la differenza con la maglia bianconera, così come non è stato decisivo al Barcellona. È chiaro dunque che è stata l’Inter a permettere a Ibrahimovic di esprimersi al meglio e non viceversa. Quanto poi alle oggettive, spropositate, disponibilità finanziarie di Moratti, nessuno può affermare che le ultime campagne acquisti siano state superiori a quelle di tante altre deludenti stagioni. Se la qualità dei giocatori si è tramutata finalmente in superiorità tecnica è solo perché dirigenti e allenatori hanno saputo inculcare alla squadra una mentalità vincente, essendo stati messi nelle condizioni di gestire la cosa in modo ottimale. Ciò che è mancato a galantuomini come Simoni e Cúper, mentre Mancini ha goduto di un clima più favorevole, peraltro mettendoci del suo. E tuttavia José Mourinho ha dimostrato di essere davvero di un altro pianeta. Sono felice di essermi sbagliato su di lui dopo la prima stagione. Al di là della sapienza tattica e psicologica, la sua magia è stata quella di tenere testa e sconfiggere il mostro mediatico-sportivo italiano, dal quale ora fugge, rimpianto anche dai nemici.

Alessandro Soddu

sabato 22 maggio 2010

Società. Senza arte né parte




Mi ha colpito la notizia della fallita “occupazione” della ex Questura di Sassari da parte di un gruppo di artisti, che aveva manifestato l’idea attraverso «quello straordinario strumento di comunicazione e aggregazione che è facebook» (sul quale sono più scettico di un esercito di santommasi). Ma ancor di più mi ha fatto sorridere lo stupore e la delusione di chi, dopo l’ondata di adesioni on line, si è ritrovato con quattro gatti davanti all’obiettivo on earth. Aggregare, socializzare: si fa presto a credere che sia possibile, internet o non internet. Piaccia o meno, la solitudine e l’alienazione non hanno mai goduto di tanta salute come in questi ultimi tempi. La società civile è una balla colossale. I partiti sono scatole vuote, anzi, piene, ma del solito lordume. Il mio senso oscilla tra l’amarezza e lo schifo manifesto di fronte alle continue riverniciate di leaders (o presunti tali) che non potendo più rifarsi faccia o colorare capelli cambiano di anno in anno il nome al proprio partito. Conventions degne dei migliori venditori di pentole, ma, per cortesia, non parliamo di cultura politica o di rinnovato impegno civile.
Alessandro Soddu

venerdì 21 maggio 2010

Politica. Intercettazioni






A.S.

venerdì 14 maggio 2010

Politica. ¿De quién es el manicomio este?

Per i politici raccontare le favole è prassi quotidiana, diurna piuttosto che notturna. Il loro senso paterno (o forse il "nonnismo") li spinge a sostituire i bambini con i cittadini. Anche a Sassari, dove la schizofrenia sembra più diffusa di quanto potessimo pensare. Pensaci, Giacomino.

A.S.


giovedì 13 maggio 2010

Politica. Così fan tutti

Graziano Milia, come si sa da tempo, è stato condannato per il reato di abuso d'ufficio. Perché il Partito democratico lo ha ricandidato per le prossime amministrative?
Non è la solita domanda tendenziosa del giustizialista o del dipietrista di turno (che chi scrive, oltretutto, non è). È una domanda che impone una riflessione seria, e provare a liquidarla nei termini appena accennati sarebbe poco serio.
Certo, Milia porta tanti voti (dovrebbe, perlomeno). Ma si può, da una parte, colpevolizzare il comportamento moralmente inqualificabile del Popolo della Libertà, che non ha mai esitato a riempire le sue liste di uomini inguaiati con la giustizia ma, appunto, capofila di immense clientele elettorali, e dall'altra parte tenere la medesima strategia?
Lo spaesato, sempre più confuso e litigioso Pd sardo (vedi anche i recenti fatti nuoresi) ha sacrificato all'idolo della vittoria elettorale ad ogni costo anche quella che era, mi pare, l'ultima carta pesante che gli restava: la coerenza con una linea politica fatta di correttezza, di trasparente onestà e lealtà verso gli elettori che non si riconoscono nel centrodestra.
Dov'è finito il partito nuovo, che voleva riformare la politica e la società italiana, che voleva aprire finalmente la pista del progresso a questo paese bloccato nelle sabbie mobili di una dominante mentalità reazionaria?
Non si può pensare di convincere i cittadini della bontà di una proposta politica in questo modo. Forse le clientele di Milia daranno al Pd l'agognata vittoria provinciale, ma il partito si condanna da solo a non essere credibile, o comunque a non essere più credibile del suo antagonista.

Francesco Obinu
http://aquarius-ragione.blogspot.com

martedì 11 maggio 2010

Cinema. Ho visto Antichrist



Ho visto Antichrist, di Lars Von Trier.

100 minuti di salutare agonia.

A.S.

martedì 4 maggio 2010

Controcalcio. I Romani e i Barbari




La memoria è una brutta bestia, e so bene cosa dico.
Quando la Juventus perse lo scudetto nel diluvio di Perugia, la vera ragione non era il meteo ma la minaccia teppistica degli ultras. Era una questione di ordine pubblico.
Così, quando sento la sequela di idiozie su Lazio-Inter 0-2 di domenica scorsa, non posso non pensare al 5 maggio 2002 (quando l'Inter perse lo scudetto giocando con...la Lazio) e al derby Roma-Lazio di non molto tempo fa, "sospeso" dagli ultras per la finta notizia dell'omicidio di un bambino.
Solo chi è ingenuo o in malafede crede che giocatori e tifosi organizzati siano la stessa cosa. Quelli la partita non la guardano nemmeno.

A.S.

LETTURA DEL GIORNO

da "Repubblica" del 13 maggio 2000

ROMA - C' erano anche i romanisti. Spalla a spalla con gli Irriducibili, hanno partecipato alla guerriglia urbana che ha bloccato intere zone di Roma giovedì. La Digos ha esaminato più volte alcune riprese degli incidenti, ed ha riconosciuto alcuni sorprendenti protagonisti della manifestazione partita di fronte alla sede del Federcalcio. Ma laziali e romanisti non hanno fatto fronte comune per motivi sportivi. Ad unirli, come capita sempre più spesso, è stato l' estremismo di destra: tra i fermati sono tre gli appartenenti a Forza Nuova. Il bilancio della questura parla anche di un arresto convalidato, quattro fermati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti. Rapporti complicatissimi, quelli tra ultras. Gli intrecci diventano sempre più misteriosi, i legami si fanno e disfano ad alta velocità. E da queste inimicizie dipende l' esito dell' ultima, avvelenata giornata di campionato. Quella in cui la Lazio ospiterà la Reggina, aspettando notizie da Perugia dove calerà la Juventus. La minaccia è nota: tutti a Perugia. Durante gli incidenti di giovedì, tra bottiglie molotov, lacrimogeni, traffico deviato, auto e moto danneggiate, vetrine sfasciate, cassonetti bruciati, dagli ultrà laziali si è sentito nitido un tam-tam che parlava di una spedizione punitiva contro gli juventini. Le misure di sicurezza a Perugia, che configurano una città blindata, non rendono semplice il blitz. Se migrazione sarà, riguarderà gli juventini: "Saremo in diecimila" annunciano i capi bianconeri, pur sapendo che di biglietti ce ne sono 2.600. Il presidente Vittorio Chiusano parla di "abnorme stato di tensione, alimentato dalle gravi, irresponsabili dichiarazioni provenienti da fonti qualificate". Per i laziali è più consigliabile un intervento al Giro d' Italia. Succederà oggi ai Fori Imperiali. Il progetto originario prevedeva un autentico blocco della corsa rosa. Pacifico, "a meno di essere provocati", in pratica le condizioni in cui si sono sviluppati gli scontri di giovedì. Ma nelle ultime ore la minaccia si è ridimensionata: si parla di uno striscione, pessimista ma comunque civile, sulla morte del calcio. Decisivo è stato l' intervento di Cragnotti, molto meno accomodante con gli ultrà su pressione del questore di Roma La Barbera. Questo tema, il decesso del calcio, ispirerà tutte le manifestazioni di domani. Invece di mettere in scena una polemica festa scudetto, o di abbracciare semplicemente Nesta e compagni, i leader della Nord hanno puntato su un funerale del pallone. Un corte funebre che muoverà da piazza del Popolo alle 13.30 (il centro storico resterà presidiato fino a tarda sera) per raggiungere il piazzale antistante alla curva. Là dove i tifosi rimarranno anche quando Borriello avrà fischiato l' inizio di Lazio-Reggina. Per quindici, surreali minuti la Nord, ma forse anche altri settori dell' Olimpico rimarranno vuoti. Poi gli spettatori entreranno, sempre che la manifestazione sia stata fedele ai suoi intenti e non sia successo niente con le forze dell' ordine. "Non vogliamo un fine settimana di fuoco" la promessa degli Irriducibili che contano. Ancora ultrà e relazioni pericolose. A Reggio Calabria non hanno gradito l' elevato costo dei biglietti per il settore ospiti: cinquantamila lire. Una soluzione che è stata interpretata come un tentativo di tenere lontani i tifosi avversari in una giornata molto speciale. Ma nonostante la diffidenza, tra gli ultrà c' è un buon clima, reso possibile proprio dalle polemiche sull' arbitraggio di De Santis in Juve-Parma. "La Lazio ha tutte le ragioni per recriminare" assicurano i vertici del tifo reggino, che si sono spinti oltre la solidarietà per chiedere addirittura un gemellaggio. Impossibile: è già stato sancito con i romanisti, l' ultimo Roma-Reggina è stato uno dei pochi esempi di tifo civile in Italia. Il giallorosso, in questo caso respinge. Ma sono stati proprio tifosi della Roma a mettersi in contatto con gli ultras laziali per manifestare il proprio sdegno. Potenza di De Santis.
(Mattia Chiusano)

Razzismo. Privilegi del colore

Quando ieri mi sono stati decurtati 5 punti dalla patente, ho finalmente capito di aver fatto un pessimo errore ad acquistare un'auto bianca.


blu is the best


Denise Pisanu


Immagine: Ottavio Pinarello, "La caduta (in blu)" - 2007 - cm 60 x 60 - Collezione Privata

Società. Non solo cioccolato


Maschera della tradizione popolare svizzera.
Dedicato a chi pensa
che i mamuthones siano unici.
A.S.