mercoledì 27 ottobre 2010

Società e Politica. La libertà è anche il volo di un moscone



La libertà è anche il «volo di un moscone».


A.S.

mercoledì 20 ottobre 2010

Società. La realtà è che sto fingendo


Per chi oggi ha più o meno quaranta anni il termine reality evoca dal profondo una sola cosa: l’omonima canzone del film con Sophie Marceau, Il tempo delle mele (La boum), che identificava e magnificava il periodo dell’adolescenza. L’uso che da un po’ di tempo se ne fa, abbinato alla sua componente paradossale, lo show, è quanto di più lontano possa esserci, sia dalla “realtà” che da quella realtà ricostruita cinematograficamente. Perché l’adolescenza è una cosa maledettamente seria e “vera”, durante la quale si decidono destini e vite intere, spesso per (pesanti) responsabilità altrui, mentre il baraccone televisivo che attinge a piene mani dal privato di persone qualsiasi (o a volte, al contrario, “famose”) mette in scena una finzione che si pretende di spacciare come realtà, scimmiottata da adulti in fase regressiva che possono in questo modo compiacere il proprio narcisismo, oltre che guadagnarci qualcosa. In ogni caso, di “reale” non c’è un accidente, ma la “verosimiglianza” è più che sufficiente per destare un’attenzione morbosa e lucrare così rendite pubblicitarie altissime.
Tuttavia la realtà ama prendersi la rivincita e la cronaca nera è in grado di offrire quotidianamente il pane per la curiosità degli esseri umani. Capita così che un fatto accaduto in un anonimo paese della Puglia possa rivelarsi mille volte più accattivante di un reality show e i primi ad esserne consapevoli sono addirittura i protagonisti, che (come autorevoli esempi di caratura nazionale) preferiscono andare in tv anziché dai magistrati ad esprimere le proprie confessabilissime emozioni ed opinioni. Parte così il circo mediatico, che assolda tutti, pagando bene e incassando cento volte di più. Ma ancora una volta la realtà bussa alle porte dei camerini e ricorda a tutti che c’è un conto a parte da pagare. Le scene di isteria di fronte alle telecamere per il progressivo sgretolarsi del castello narrativo-televisivo è la prova di quanto questo meccanismo sia pericoloso, oltre che inutile ai fini di quell’accertamento della verità che unicamente dovrebbe interessare le parti lese o presunte tali. Dall’altro versante, è altrettanto indicativa la frustrazione di un Bruno Vespa di fronte all’ostinato mutismo da parte di alcuni dei protagonisti del dramma pugliese. Il vecchio domatore non può agitare più di tanto la frusta o forse le noccioline sono finite.
Si avvera così ogni giorno di più la famosa profezia di Andy Warhol sulla fame di notorietà dell’uomo contemporaneo, che riesce a sentirsi – paradosso dei paradossi – “realizzato” solo nella misura in cui riesce ad essere almeno per qualche minuto homo televisivus, cioè finto.
Alessandro Soddu

lunedì 18 ottobre 2010

Politica. Quale sovranità popolare?


Tante volte con un amico ci siamo interrogati sul fatto che in Italia ci sia o meno una dittatura. La sua risposta è sempre stata che no, non ci troviamo sotto una dittatura. Sono solo parzialmente d’accordo con lui, perché una dittatura in realtà c’è ed è sotto gli occhi di tutti da tempo, una dittatura mediatica, che impedisce qualsiasi forma di confronto politico ed economico alla pari, tale è la sproporzione di forze a disposizione dei contendenti. Roba vecchia si dirà, ma che mai affrontata seriamente e tanto meno risolta si è incancrenita al punto di essere forse irreversibile. Le proposte di privatizzare la Rai suonano in tal senso, nella loro macabra, involontaria, ironia, come un’autentica pietra tombale su ogni possibile via d’uscita. Essendo inutile ogni recriminazione e analisi di ciò che non è stato fatto, l’unica speranza è che da domani qualcuno a sinistra si decida a farsi carico del problema.
Ci sono però almeno altri tre segnali di forte inquietudine, che se non si possono connettere all’idea di dittatura tout court, sono pienamente inscrivibili nella seconda fattispecie, quella mediatica appunto. Si tratta del palese e scandaloso tradimento della volontà popolare, espressa attraverso altrettanti voti di referendum, a proposito di energia nucleare, finanziamento pubblico dei partiti e legge elettorale. Si dirà che Camera e Senato hanno tutta la legittimità, oltre che il dovere, di legiferare e introdurre modifiche alle normative vigenti, ma ciò dovrebbe avvenire sempre nel rispetto del perimetro costituzionale e in conformità con le espressioni più dirette della sovranità popolare, quali sono appunto i voti referendari. In relazione poi a temi così sensibili come i tre sopraccitati sarebbe sempre auspicabile un approfondito dibattito parlamentare e la ricerca di un ampio consenso, che coinvolga sia le forze di governo e che quelle di opposizione. Non dovrebbe cioè essere ammissibile procedere “a colpi di maggioranza”. Ma tant’è. Dopo aver scoperchiato il pozzo nero della corruzione e collusione tra politica e affari (la cosiddetta tangentopoli) è stato deciso surrettiziamente di riattivare il canale del finanziamento pubblico dei partiti sottoforma di “rimborso spese”; la legge elettorale è stata cambiata e piegata più volte fino alla versione finale che fa piazza pulita di ogni ipocrisia democratica e, dulcis in fundo, ci si appresta ad entrare in un’era nucleare sulla gestione della quale è lecito, al di là del pronunciamento “emotivo” del referendum di tanti anni fa a Chernobyl ancora fumante, domandarsi quali possano essere le garanzie in un Paese incapace di stoccare e/o bruciare gli ordinari rifiuti solidi urbani.
Se veramente non ci troviamo sotto una dittatura, è comunque inquietante che non possa esistere una seria discussione su questi tre temi nodali, che non possano avere dignità e visibilità le posizioni divergenti da quelle di coloro che pensano di potere fare tranquillamente a meno di considerare la volontà popolare. Come che, a proposito, ad esempio, del nucleare, presidente del Consiglio in primis e ministri competenti (Scajola, Matteoli, Prestigiacomo) in subordine abbiano ricevuto un’investitura divina a compromettere per sempre l’ecosistema e le scelte di vita di alcune regioni, ma in realtà dell’intero paese e non solo, come tutti sanno, o forse non sanno. Ecco, torniamo lì. Il difetto è nella comunicazione. Nella sintonia. Nella ricezione.
Alessandro Soddu

venerdì 15 ottobre 2010

Misteri d'Italia. Chi è quest'uomo?


Qualcuno è in grado di spiegarmi il ruolo effettivo di Paolo Garimberti?

A.S.

giovedì 14 ottobre 2010

Elogio di Mario Sepúlveda

http://www.youtube.com/watch?v=el2z0CSbXh4&feature=related





Chi Chi Chi Le Le Le, Viva Chile!


A.S.

mercoledì 13 ottobre 2010

¡Que viva!


Alessandro Soddu

lunedì 11 ottobre 2010

Società&Politica. Il chiodo fisso

Mangiare. Se si tratta di riempire la sacca (dalla più semplice, quella gastrica, alla più sofisticata: il piatto ricco del federalismo alla nordista, il seggiolone della Capitale, il conto clandestino del paradiso fiscale, l'impunità...), si può chiudere un occhio, spesso entrambi, sulle malefatte del compagno di banchetto. I rutti, anche quelli più orridamente vibranti e più flatulenti, non disturbano più di tanto. Se è necessario prendere parte ad un convivio di pingui maiali/scrofe per mangiare di più, lo si fa. L'importante è il risultato.
A mangiare da soli si rischia di restare col malloppo nel gozzo, perché prima o dopo una mano potrebbe battere sulla schiena dell'ingordo solitario a chiedere conto: - buono, eh?
La cricca politica della seconda repubblica, capitanata dall'Uomo dei miracoli, si è fatta furba. I grassi polli della prima repubblica mangiavano, eccome, però lo facevano in modo scoordinato, senza un gioco di squadra, diciamo. Così il potente segretario socialista, agendo in solitaria e quasi in competizione con molti altri degustatori delle sostanze statali e parastatali, aveva fatto il meglio possibile per il suo personalissimo vantaggio, mettendo su una gran bella dispensa. Era stato molto bravo, salvo poi, una volta scoperto, pensare scioccamente di cavarsela affermando che mica era lui il solo a magnare.
Adesso la musica è diversa. Non solo più si è e meglio si sta, ma si invitano tanti altri amici e si sta tutti insieme alla stessa tavola: poi ognuno ordina ciò che preferisce, ovviamente. Così si evita il pericolo che qualche invidioso, lasciato fuori dalla sala da pranzo, faccia andare il boccone di traverso ai pantagruelici.
Finora la tattica ha funzionato molto bene, un po' per tutti (qualche piccolo pesce è stato parzialmente sacrificato, ma si tratta di un costo minimo, assolutamente sopportabile per la Casta). Però ultimamente qualcuno comincia a trovare insopportabile il disgustoso spettacolo delle tante bocche avide. La nausea monta... A quando il grande conato?

Francesco Obinu

giovedì 7 ottobre 2010

Satira. Il sonno della digestione genera i rutti


Il sonno della digestione genera i rutti

A.S.

martedì 5 ottobre 2010

Satira. I dieci accomodamenti



1. Io sono il Cattivo Gusto, dio tuo. Non avrai altro gusto al di fuori di me.
2. Nominami pure continuamente.
3. Ricordati di rovinare le feste.
4. Disonora il padre e la madre d’altri.
5. Non uccidere (fallo fare ad altri).
6. Commetti pure atti impuri.
7. Ruba, no?
8. Non testimoniare o, eventualmente, smentisci.
9. Desidera pure la donna d'altri.
10. Desidera, anzi, impossessati della roba d'altri


A.S.

Società e Politica. S.P.Q.R.!


S.P.Q.R. = Sono Pazzi Questo è Romani!


http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Romani
Prima di occuparsi di politica Romani è stato editore di televisioni locali:

Nel 1974 installa TVL Radiotelevisione Libera (già Telelivorno con Marco Taradash), seconda emittente televisiva privata in Italia.
Dal 1976 al 1985 è direttore generale dell’emittente televisiva “Rete A” (già MilanoTv e Canale51) con l’editore Alberto Peruzzo;
Dopo l'esperienza di Millecanali, dal 1986 al 1990 è amministratore delegato di “Telelombardia”, chiamato da Salvatore Ligresti. Secondo la biografia ufficiale del Ministero, Romani "nello stesso periodo è anche corrispondente di guerra, in particolare seguendo la rivoluzione rumena del 1989, la guerra dell’ex Jugoslavia ed i conflitti in Iran-Iraq".
Dal 1990 al 1994 Romani dirige Lombardia7, esperienza con cui si mette in proprio. Lombardia 7 si configura come tv privata dalla forte presenza di programmi porno. Il programma di maggior successo del canale era "Vizi privati e pubbliche virtù", condotto dal trans Maurizia Paradiso, e collegato alle hot-line 144 e 166, definito "puro svago per adulti, con implicazioni economiche interessanti".

A.S.

venerdì 1 ottobre 2010

Politica. I 5 punti



A.S.