lunedì 28 giugno 2010

Satira. Buffon!



LIPPI. Mister Miliardo aveva chiuso in bellezza nel 2006. Doveva bastargli. Questa volta la sua personalissima tattica, convocare centomila giocatori per sceglierne 23 un minuto prima della scadenza per la comunicazione della lista alla Fifa, non ha funzionato. Comunque ha lavorato con scrupolo: ci ha pensato a lungo prima di scegliere i calciatori meno in forma, reduci da infortuni e protagonisti di un campionato opaco.
BUFFON. Se sei soggetto a colpo della strega, rimani a casa e fatti curare.
MARCHETTI. Lo hanno sacrificato, poi si sono dimenticati di comporre pietosamente il cadavere.
CANNAVARO. In pre-pensionamento da un anno, si è allenato con lamette e schiuma da barba, diventando abilissimo. Alla rasatura perfetta associa il liscio vellutato, dimentico del monito di Boskov: fuorigioco è quando arbitro fischia.
ZAMBROTTA. Escluso dalla campagna pubblicitaria della schiuma da barba a vantaggio di Cannavaro, ha voluto dimostrare sul campo di non essere da meno del capitano, andandoci molto vicino.
DE ROSSI. Mica male, quand'è lontano dal gioco.
GATTUSO e CAMORANESI. Un Mondiale da figuranti.
MARCHISIO. ...Chi è??
PEPE. Manca di sale. Corre e sbuffa ma combina poco. Come quando giocava nel Cagliari. Per fortuna restò un anno soltanto, poi arrivò Cossu, molto meglio (non secondo Mister Miliardo, ovviamente).
GILARDINO. Vedi Gattuso e Camoranesi.
IAQUINTA. Secondo Mister Miliardo è il miglior centravanti italiano... Poveri noi! A me ricorda Mario Gomez, della Germania, uno dei più grandi enigmi della storia del calcio mondiale: un tempo lo chiamavano “Supermario” ma non capisco perché, visto che quello del videogame si muove.


Francesco Obinu

venerdì 25 giugno 2010

lunedì 21 giugno 2010

Società & Politica. Vuoi lavorare...?

Pomigliano d'Arco. Questo nome potrebbe passare alla storia come simbolo dell'arroganza padronale che ritorna, che torna ad essere l'unica voce, la voce che dispone e che decide, su tutto e per tutti. Come accadeva un secolo fa, quando gli operai, i prestatori d'opera non avevano voce in capitolo sulle questioni e le condizioni del lavoro. Quando il sindacato e il Partito socialista non erano ancora riusciti a conquistare diritti e garanzie fondamentali. Se i lavoratori decidevano di scioperare per dare maggior forza alle loro rivendicazioni, lo facevano a loro rischio e pericolo, perché la forza "pubblica" li caricava armi in pugno, lasciando a terra morti e feriti.
Lo Stato era quello dell'ordine costituito, e l'ordine costituito era quello dei ceti sociali borghesi e altolocati, dei banchieri e degli industriali.
Oggi lo Stato è democratico, la forza pubblica non usa più le armi da fuoco. Eppure ultimamente, in più d'un caso, lo Stato ha dimostrato molta accondiscendenza verso le richieste imprenditoriali, senza chiedere in cambio alcunché per la tutela dei lavoratori. Ora lo Stato non sente nemmeno il dovere morale di opporsi ad un esplicito ricatto del colosso industriale agli operai: lavorerete se accetterete le condizioni di lavoro che io stabilisco. Altrimenti non lavorerete.
Lo Stato accetta (e sostiene, diciamolo pure chiaramente) l'idea che chi offre il lavoro stia su un piano superiore rispetto a chi il lavoro lo cerca. Accetta l'idea che il capitale sia prevalente sulla prestazione d'opera. Eppure il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, non una regalia o una graziosa concessione.
Il lavoratore, rispetto al datore di lavoro, sta sullo stesso piano di dignità umana e di importanza economica. Il sistema produttivo, l'economia di un paese, funziona se entrambi gli attori concorrono a svilupparlo. Non si può prescindere dal capitale, ma nemmeno dalla forza lavoro.
Lo Stato dovrebbe vigilare contro le angherie di chi pretende di restaurare le condizioni del 1910.

Francesco Obinu

giovedì 17 giugno 2010

Politica. Intercettazioni II


A.S.

mercoledì 16 giugno 2010

Società. Chi ti pissigghia la vuvuzela!


Sarebbe interessante capire se, in vista del fatidico 2012, le vuvuzelas possano essere catalogate come trombe del Giudizio. Nel dubbio, brindo con un drink offerto dalla BP!
A.S.

lunedì 14 giugno 2010

Controcalcio. DINAMO!


La prima volta di Sassari nella serie A del basket, la seconda volta della Sardegna trent'anni dopo il Brill Cagliari.
Le feste sportive per noi hanno lunghi tempi d'attesa, ecco perché non le dimentichiamo.

Francesco Obinu

giovedì 10 giugno 2010

Società. La tv dei ragazzi


Il mio anatema lanciato a suo tempo contro il digitale terrestre è irrevocabile, tante sono le conferme che vengono ogni giorno dall’esperienza con questa ponderata anarchia televisiva. E tuttavia, stante l’impossibilità di leggere ogni giorno Guerra e pace o di dedicarsi all’osservazione notturna delle stelle, nei momenti morti della vita casalinga è fatale che ci si rivolga mollemente alla tv, alla ricerca di notizie fresche, di belle immagini, di bei programmi, pur sapendo di andare incontro a sicura delusione. Ecco così il mio incontro casuale con il programma di Raz Degan, salito recentemente alla ribalta nelle cronache locali per aver trattato del “mistero” dei giganti di Monte Prama. Il tema beccato tra uno spot e l’altro è quello della cosiddetta sexual addiction, il male incurabile di cui è affetto il 90% dei maschi adulti e che periodicamente trova spazio sui media per il coinvolgimento di personaggi famosi. L’approccio sembra abbastanza serio. Le interviste ai pazienti (comuni), con tanto di visi oscurati, sono fatte da Daniele Bossari. Poi appare il teschio di Raz Degan e mi viene alla mente Paola Barale insieme a un po’ di gossip non proprio da catechismo per ragazzi. Poi mi ricordo di essere su “Italia1”, l’emittente che ha costruito il suo successo su una quantità ormai incalcolabile di culi e tette. Così finisco come al solito per irritarmi. Perché le presunte inchieste, la presunta satira, i presunti quiz, tutto quello che “Italia1” può presumere di trasmettere per il “pubblico giovane” (questo è in teoria il target dell’emittente) ha sempre l’asterisco da allarme ormonale. Un’ossessione erotica 24 ore su 24 che non dà tregua e che trova occasionali rimbalzi anche su “Canale5” (Ciao Darwin fa scuola) e “Rete4” ed anche sulla Rai. Modelli di vita che hanno preso definitivamente piede ai tempi di Non è la Rai e che accompagnano tumultuosamente la nostra quotidianità. Pare che tutto questo vada bene, dal momento che anche mamme e nonne sono ben felici di portare in scena il loro grottesco spettacolo. Allora consentitemi di guardare senza pudore una sana puntata di Sexy bar, nel surreale salotto di quel depravato di Corrado Fumagalli, circondato da un esercito di pornostar che almeno non hanno la pretesa di definirsi show girls.
Alessandro Soddu

mercoledì 9 giugno 2010

Controcalcio. Ci siamo!

Aborro la nostalgia. Aborro la nazionale italiana di calcio, con le sue polemiche, i saluti presidenziali, le finte e scaramantiche aspettative e le false delusioni.
Ma adoro i Mondiali!
A.S.

venerdì 4 giugno 2010

Satira. Nobel per la Pace


Per l'indomito coraggio dimostrato nell'affrontare ed eliminare pericolosissimi civili disarmati, e per l'incrollabile determinazione a ripetersi.

Francesco Obinu

Politica. La sconfitta del conte Dracula



Dunque a Sassari ha trionfato il centrosinistra, al Comune s’intende. Perché in cinque anni, obiettivamente, ha governato bene e tradotto in realtà alcuni progetti, propri e della giunta precedente. Ora Gianfranco Ganau e la sua squadra dovranno mostrare, e possibilmente realizzare, nuove idee per la città. Ma il centrosinistra ha vinto anche perché l’avversario era sconfitto in partenza. Le lacerazioni interne al centrodestra si sono presto trasformate in un suicidio annunciato, al punto che piuttosto che esporsi in una battaglia dagli esiti scontati il PdL ha preferito giocare una carta vaglia, Giacomo Sanna, strategicamente disposto a ricoprire il ruolo di agnello sacrificale per passare all’incasso al prossimo giro. E che tirasse aria di camposanto si è capito anche dall’assenza, in corpore et anima, di Silvio Berlusconi. Sassari mosca bianca, anzi, rossa, nell’isola della villeggiatura nera. Città importante solo per i Sassaresi, che vogliono godersela da soli, senza dividerla con nessuno, turisti in primis. Se c’è una cosa sulla quale dovranno impegnarsi i nuovi quaranta consiglieri è proprio questa: trasformare questa antica, arrugginita, città comunale con qualche spicchio di gloria in un soggetto economicamente più attivo, capace di attrarre qualcuno per qualcosa che non sia la vendita di un’area edificabile per usi commerciali (grande distribuzione, naturalmente) o uno spazio dismesso da affittare ai cinesi. Che sia in grado di offrire ai visitatori occasionali la propria storia e cultura, tenendo le serrande alzate e provando a promuoversi. In questo senso, dalle elezioni è emerso un dato generale incoraggiante: l’ingresso in Consiglio di diverse facce nuove, rappresentative di una generazione (quella intorno ai 40) rimasta per molti versi ai margini. Forse l’energia di questi giovani vintage potrà finalmente dare la scossa ad una classe dirigente e imprenditoriale drummidda, sempre che i grandi capi della politica cittadina glielo permettano. L’altro dato, sconfortante, è infatti la morte dei partiti e l’apparire alla luce del sole delle signorie elettorali personali. Che sono sempre esistite, beninteso. Ma quando cade il velo e il sovrano resta nudo suscita sempre un po’ di imbarazzo. Peccato per la foglia di fico: in altri tempi sarebbe potuto essere anche un ottimo simbolo di partito.
Alessandro Soddu