giovedì 31 dicembre 2009

Società. Erezioni anticipate

Uno degli slogan più azzeccati della Sassari murale contemporanea era il «meno tasse più figa» che campeggiava sulla facciata di un palazzo all’inizio di via Oriani fino a qualche tempo fa. Un auspicio che avrebbe incontrato il favore di molti e che ha avuto una parziale realizzazione, almeno a livello programmatico, nelle ultime tornate elettorali e soprattutto nei successivi strascichi giornalistici e giudiziari. Una cunnocrazia, a dire il vero incompiuta, che oscilla tra il dogma neofemminista del “bella con l’anima” e quello meno onorevole del complemento d’arredo parlamentare. È evidente che alla fine le tasse continuano (per fortuna) ad esserci, mentre l’incremento della sua antitesi vaginale rimane prerogativa dei più intraprendenti o economicamente dotati. Difficile tuttavia immaginare un concentrato di demagogia quale quello somministrato in questi anni, in modo peraltro crescente. Bisogna riconoscere che il buon Tonino Guerra aveva ragione a dichiarare l’avvento dell’era dell’ottimismo, perché le aspettative quotidiane hanno finito per essere riposte esattamente in questo: non cogliere la mela, ma aspettare ardentemente che prima o poi si stacchi dall’albero (Eva e Isaac Newton in questo caso non c’entrano niente). È perciò sufficiente iniettarsi dosi sempre più massicce di pornografia mascherata di innocente erotismo natalizio, e sperare che arrivi prima o poi il nostro turno. A costo di cadere nel ridicolo, ma comunque sempre pronti a sfoderare il proprio lato peggiore, possibilmente davanti a una qualunque telecamera. A spiegare come vadano correttamente interpretate le cose ci penseranno gli eredi della nonnina delle favole, istruendoci sulle meraviglie del partito dell’amore (per la verità, il copyright è di Ilona Staller e Moana Pozzi) e sulla fondamentale cattiveria di una parte del genere umano. Compresi un paio di psicolabili additati come sintomi di una nuova stagione di violenza, quando invece gli avversari politici del partito egemone sono ancora alle prese con il bacio del rospo. Quello delle favole, s’intende. L’altro è ben incastrato nella gola di chi si accontenta e non gode per niente.


Alessandro Soddu

martedì 29 dicembre 2009

Società. L'anno che verrà








Alessandro Soddu

venerdì 18 dicembre 2009

Interiora. Sull'ali del tonno




Rivedere cose dell’infanzia non è sempre una buona idea. Tanto ormai è passata e chi se ne frega e meno male. Però ieri, com’è come non è, ho visto un pezzo di Pinocchio di Comencini. Un capolavoro, ma anche una tristezza titanica. Un set cupo, cupissimo. Personaggi toscani laidi che evocano il miglior Pacciani (o forse non è vero il contrario?). Morale e immoralità che trasudano da ogni fotogramma. Tutto questo mentre sul canale accanto Lupi e Di Pietro se le davano (verbalmente) di santa ragione. Nessuna voglia di fare facili paralleli. Ho spento tutto e buonanotte.


Alessandro Soddu

lunedì 14 dicembre 2009

Politica. Ecco il Presidente con le palle



Rosy Bindi, Presidente dell’Assemblea del Partito Democratico: «Ci mancava pure questa. Sia ben chiaro, questa intervista deve aprirsi con la solidarietà a Berlusconi e con la condanna del gesto. Resta il fatto che tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima. Questi gesti vanno sempre condannati, mai giustificati. Qualche volta però sono spiegabili. Certo, se si continua a dividere questo paese, alla fine...» (La Stampa, 14.12.2009)






L’Italia, anzi, il mondo è pieno di persone con disturbi psichici. Anche nella classe politica abbondano i casi. Quando il nostro vicino di casa dà fuoco al condominio tutti sono pronti a dire «eppure sembrava una persona così pacata» o, al contrario, «l’avevo detto io, quello è pazzo».
Alessandro Soddu

venerdì 11 dicembre 2009

Politica. Chi ci salverà?




Alessandro Soddu

mercoledì 2 dicembre 2009

Società. La chiavetta dell'autoscontro


Da bambini, quando nel quartiere arrivava l’autoscontro era sempre una festa, e una corsa per accaparrarsi la macchinetta migliore. Era un’estasi tutto sommato proletaria, superiore solo al confronto bruto del pugnometro, solitamente piazzato ai margini di un’area che nessuno si sognava di chiamare lunapark. Uno dei momenti topici all’arrivo dell’autoscontro era l’assegnazione dell’ambita “chiavetta”, ossia il gettone allungato che consentiva di guidare senza sosta e che per questo veniva affidato dai giostrai alla locale testa calda, cui si chiedeva di parcheggiare le macchine alla fine di ogni corsa. Era questo un modo per evitare problemi al resto della clientela, secondo un’antica ricetta che consiste nel responsabilizzare gli indisciplinati ribaltandone il ruolo, spesso per la verità con risultati inquietanti. Mi pare che nella giostra della politica italiana sia avvenuto qualcosa di simile con la Lega, imbonita con generose concessioni e tuttavia incapace di reprimere la propria natura rissosa e arrogante, solo apparentemente fine a se stessa. Per verificarlo è sufficiente osservare il dibattito politico e l’uso strumentale di temi quali immigrazione, razzismo, intolleranza religiosa ed eticità della politica (tra vizi privati e pubbliche impudicizie e impunità). Esemplare è il caso Balotelli, che offre un po’ a tutti l’occasione di gettare acqua o benzina sul fuoco, con dichiarazioni infiocchettate che a seconda della convenienza minimizzano o condannano fermamente il fenomeno del “razzismo nel calcio”. A scanso di equivoci dirò subito che il giocatore interista è tanto bravo quanto antipatico e che credo siano queste caratteristiche a renderlo inviso alle tifoserie avversarie, facendo saltare i nervi anche agli stessi interisti, a dire il vero. Il fatto è che Balotelli ha tutto il diritto di essere antipatico a prescindere dal colore della sua pelle. Ma si sa bene che nei 90 minuti di abbrutimento settimanale basta molto poco agli appassionati di calcio per perdere il controllo e trasformarsi in animali rabbiosi. Una rabbia che dagli stadi di serie A alle gradinate dei campi di periferia viene rivolta contro qualsiasi cosa sia altro. Il colore della pelle, l’origine “straniera” (altro continente, altra nazione, altra città, altro quartiere), la religione, sono ingredienti succulenti e a portata di mano. La repressione o, meglio, la cura di questi odiosi atteggiamenti dovrebbe essere affidata a quel prodotto demodé chiamato educazione e in senso più ampio cultura. Ma mai come in questo caso è importante verificare le condizioni del pulpito per accogliere l’eventuale predica. Domandiamoci, sono più beceri gli ululati di non pochi ultras allo stadio o i simpatici epiteti utilizzati nella polemica politica (“svizzero”, “abbronzato”)? O, tornando ai tempi dell’autoscontro e per chi ha buona memoria televisiva: meglio Kunta-Kinte o Toby?


Alessandro Soddu

martedì 1 dicembre 2009

Senza etichetta.GIORNATA UNDICESIMA - Novella I






















Dalle vicende porno politiche che hanno allietato i vostri ultimi mesi, si possono trarre varie conclusioni. Una è questa: facendo finta che Boccaccio sia solo il coevo compare di un qualsiasi Baricco, possiamo ben dire che il costume sessuale italiano è mutato.

La libertà di far sesso con chi più ci aggrada è stata sdoganata e, anzi, fa sempre più notizia!

Mi pare dunque cosa buona e giusta ricordare che oggi, 1 dicembre, è la giornata mondiale contro l’AIDS (o CONTRO l’aids).

Dunque, dopo aver avuto cura di proteggere bene la nostra vera identità, la seconda cosa più responsabile da fare pocoprimadi è usare il preservativo (o IL PRESERVATIVO).

Naturalmente è importante anche tenersi informati circa la sindrome da immuno deficienza acquisita (fa più paura, ma tranquilli, è solo l’aids); le ultime ricerche hanno dimostrato che:

1) no, l’aids non è un castigo divino atto a punire quei pervertiti di omosessuali, può colpire tutti poiché conosce solo la definizione “essere umano” (o essere umano);

2) il crocifisso a scuola, in casa, in ufficio e specialmente in discoteca non è in grado di proteggerci dal contagio;

3) anche se fanno sempre finta di niente, le lesbiche non sono immuni all’hiv (vedi punto 1);

4) così come gli animali spiaccicati del noto poeta P. Phellel, l’aids è soltanto uno dei tanti aspetti della realtà.

Insomma, il senso è questo: a parte le malattie, il sesso sicuro non esiste.


Denise Pisanu