lunedì 31 agosto 2009

Politica. La perdonanza














Alessandro Soddu

martedì 25 agosto 2009

Politica. Spiccioli d'Eritrea






Alessandro Soddu

Necrologie. Ricordare stanca















Pier Paolo Pasolini
(† 1975)

Giuseppe Fava
(† 1984)










Alessandro Soddu

venerdì 14 agosto 2009

Letture. "Una luce passeggera" di Aldo Tanchis


Sebbene sia sardo, ha il torto di non portare una “u” nel cognome, non veste di velluto e usa la punteggiatura così come dev’essere usata. È forse per questi difetti che in giro non si sente parlare di Aldo Tanchis?
Eppure il suo terzo romanzo, Una luce passeggera, uscito nel 2008 per “Il Maestrale”, è un esempio di scrittura dignitoso come pochi. In meno di cento pagine Tanchis ha il coraggio di non fare folklore, di non trasformare le vicende di una famiglia sarda nel solito scampanellio di pecore al pascolo. La famiglia in questione si compone nell’Africa orientale: Eolo e Liliana si incontrano e si innamorano ad Addis Abeba. Lui, partito da Cagliari, è uno dei 400.000 soldati che nel 1936 permettono a Mussolini di offrire al re d’Italia la corona di imperatore d’Etiopia; lei, nata in Emilia, ha seguito la famiglia nell’avventura coloniale di una drogheria e di un bar. I piani narrativi sono due: quello dell’esperienza abissina, che terminerà con la cacciata degli italiani nel 1941, e quello della vita in Sardegna nel secondo dopoguerra. Passato e presente, alternandosi, compongono un quadro famigliare ricco, denso di avvenimenti, allegrie, delusioni, ingiustizie. A fare da sfondo, l’imperialismo popolaresco fascista e tutte le difficoltà di un periodo storico critico.
Nota importante: la lingua di Aldo Tanchis non è la turistica limba pensata per accompagnare porcetti, culurgiones, mirto, launeddas e canti in re. In luogo del dialetto forzato che farcisce dozzine di libri, nelle sue pagine scritte in bell’italiano si trova infatti un dialetto spontaneo, che non guerreggia affatto con l’italico codice linguistico ed anzi lo arricchisce. Come quando Liliana, “china davanti al camino, sperando di risvegliare il sorriso della brace fra i grigi della cenere, soffierà nel sulafogu”. Il termine, che indica l’arnese per soffiare sul fuoco, ha tutta un’altra forza espressiva rispetto all’italiano soffiatoio.
Inoltre, la lettura di Una luce passeggera – a conferma della qualità della narrazione – consegna all’immaginario uno di quei personaggi ai quali ci si affeziona, di quelli che ritornano nella mente e dei quali si sente la mancanza una volta finito il libro: è Liliana. Con lei l’autore riesce a rendere bene la magia che si sprigiona dallo sguardo di una donna, la delicatezza potente di un abbraccio materno, la tristezza infinita dei passi di una moglie stanca. Così, senza ricorrere ad accabadoras o ad altre figure suggerite dai cataloghi promozionali dell’isola, il nostro scrittore fa un bell’omaggio al genere femminile. Solo alla fine, con una postilla inserita intelligentemente fuori dal romanzo, il lettore scoprirà – sorridendo - che si tratta di un atto di amore filiale.
Gianluigi Recuperati, recensendo Pesi leggeri , il primo lavoro di Aldo Tanchis, nel 2002 definì l’autore “un romanziere onesto e inaspettato”; a quella definizione io oggi aggiungo altri due aggettivi: maturo e consapevole. Da leggere.


Denise Pisanu

venerdì 7 agosto 2009




http://www.youtube.com/watch?v=QzLv1CtnV2U

mercoledì 5 agosto 2009

Politica. Frittelle d'Italia



Come una colonna di fumo, appare all’orizzonte la ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia. C’è qualcosa da festeggiare? L’Italia e gli italiani non sono mai stati più disuniti, almeno programmaticamente, se si guarda alle posizioni sempre più estreme della Lega Nord e al costituendo Partito del Sud. In realtà quest’ultimo è qualcosa di più complesso e incerto, mentre è chiaro che ogni progetto autonomista o addirittura indipendentista per essere serio deve partire da un presupposto socio-economico e politico-culturale forte (tutto quello che non è il Sud né tanto meno la Sardegna, mentre il discorso funziona bene per l’Alto Adige e la Valle d’Aosta e in prospettiva per la “Padania”). Se penso all’unità d’Italia e degli italiani, al di là della lingua imparata a scuola e delle istituzioni comuni, penso o cerco di pensare ad elementi di cerniera capaci di cementare uomini e valori, tradizioni e futuro. Così, la prima cosa che mi viene in mente è ciò che ogni ragazzo fino a qualche anno fa odiava sopra ogni cosa: il servizio militare di leva. Se ne può dire e se ne è detto ciò che si vuole, ma era l’unica rete interregionale e in parte interclasse capace di fare dialogare a volte malamente e malvolentieri i ragazzi di tutto lo Stivale, isole comprese, a partire dalla fetida visita militare assegnata per armi in base al quadrimestre di nascita. Tutti gli altri movimenti di uomini e di idee hanno connotati diversi, filtrati dall’economia e dalla cultura, per dirla banalmente. Migrazione di manodopera poco qualificata da sud a nord versus turismo di massa e d’élite da nord a sud, che vuol dire anche sradicamento da una parte e godimento stagionale dall’altra. Non proprio un saldo in pareggio. In compenso la classe media meridionale copre tutta l’Italia attraverso le poltrone degli uffici e le cattedre di scuole e università, così come il Sud continua a incrementare gli organici di polizia e di tutti i corpi militari, d’aria, di terra e di mare. Se non fosse per la criminalità organizzata che controlla un terzo del Paese, ma è ben ramificata dappertutto, il ricco Nord potrebbe investire di più nel povero Sud, ma spesso l’alibi è servito e serve per applicare la strategia economica del “mordi e fuggi”, quella nota anche per privatizzare i profitti e socializzare le perdite, saccheggiando il territorio e lasciando a piedi i lavoratori. Cosa resta allora, se non il sogno? L’unità nazionale sembra poter passare periodicamente attraverso lo sport e il calcio in particolare. Ma, si sa, è questa la madre di tutte le contraddizioni, perché le squadre locali di calcio sono piuttosto motivo di violente contrapposizioni e campanilismi, mentre la “nazionale” funziona da estemporaneo ed estivo elemento aggregante, pronto ad essere rigettato un secondo dopo la prima brutta figura. Questo perché quel che manca a tutto lo sport italiano, calcio compreso, è una cultura e una struttura di base. Il cosiddetto movimento non esiste. Fenomeni episodici come Alberto Tomba ieri e Federica Pellegrini oggi lo dimostrano ampiamente. E allora mentre alle Camere si programmano le nuove prove di accesso alle frontiere padane e i dignitari del regno di Sicilia presentano i loro papelli all’imperatore, non ci si chieda di entusiasmarci per questa surreale Unità. Va a finire che l’Italia è già una sgangherata repubblica federale (una federazione di egoismi) e non ce ne eravamo accorti. L’Unione Europea prenda appunti.

Alessandro Soddu

martedì 4 agosto 2009

Revival. D'Addaumpa




Alessandro Soddu

lunedì 3 agosto 2009

Revival. Galera Sardegna


Quanto tempo, quanti sforzi occorsero perché il gioiello naturalistico dell’Asinara fosse liberato dalla bruttura di un vecchio carcere? Quanta fatica, per ottenere la chiusura di una colonia penale o per strappare un lembo di costa e uno spicchio di mare alle servitù militari?
Molto tempo, molti sforzi, tanta fatica. Però la strada sembrava ormai aperta: chiuso il supercarcere dell’Asinara, liberata La Maddalena dall’ingombrante presenza della US Navy, indotte le autorità militari ad un atteggiamento più morbido, più disponibile a conciliare i tempi e i modi dell’addestramento bellico con le esigenze delle comunità civili. Pesca, pastorizia e turismo cominciavano a tirare il fiato dopo decenni di strangolamento, di “limiti invalicabili”, di interdizioni e divieti quasi perpetui.
Poi sono tornati al governo questi qui, quelli che hanno la bocca sempre piena della parola “libertà”. Qualcuno ha cominciato ad avanzare l’ipotesi di riaprire il carcere dell’Asinara, il Ministero della Difesa (pur non dovendosi più assicurare supporto alla base americana) ora non intende cedere l’Arsenale della Marina alla città de La Maddalena e l’avvocatuzzu Alfano vorrebbe trasformare il carcere di Macomer in un penitenziario di massima sicurezza, per rinchiudervi persone accusate di terrorismo.
Questo però non è tutto. Il governo ha recentemente deliberato l’erogazione di fondi alla Sardegna; poca roba (duecento milioni da spartirsi con altre regioni), ma che permetterebbe almeno di cominciare a fare qualcosa. La nostra isola abbisogna di interventi urgenti per la viabilità, per il rilancio delle attività produttive e dell’occupazione. Ebbene, sapete qual è la destinazione di quei quattro soldi gettati alla Sardegna? La costruzione di nuove carceri…
È un ritorno al passato in grande stile. L’isola prigione, l’isola confino, l’isola fortificata di antica memoria si rimaterializza in spregio delle aspettative di miglioramento economico e sociale di una delle regioni più povere d’Italia.
È l’ennesimo regalo alla Sardegna da parte del governo ultralibertario! Chiedo alle centinaia di migliaia di adoratori del dio Silvio se sia proprio questo il genere di ricompensa che attendevano per la loro fedeltà, o se abbiano semplicemente una spiccata propensione all’autolesionismo.

Francesco Obinu

Animalia. L'altra estate 2



Alessandro Soddu

Animalia. L'altra estate 1



Alessandro Soddu