Un fantasma si aggira per l’Italia, da molto tempo. Quello della superficialità, del cinismo e della prurigine. Ma non è un fantasma tradizionale, perché è più facile immaginarselo in carne e ossa (più carne che ossa), con un filo di bava che cola ai lati della bocca, pronto a cogliere l’odore della violenza e il suo gusto maledetto. La violenza dell’immagine, del gesto e della parola, la potenzialità che diventa potenza e prepotenza, come la quarta una sesta, per venire a urlarti a un millimetro dal naso che devi eccitarti, devi stare costantemente attento a ciò che vedi e senti, senza neanche sforzare troppo la fantasia; fremere sulla poltrona davanti alla tv in attesa di misurarti con l’interattività, con l’opportunità di scegliere: dentro o fuori, vivere o morire. Oppure morire di rabbia e di dolore per la dignità umana violentata dalla bestialità di giovani uomini senza senso, che applicano nella realtà quello che la finzione politico-televisiva suggerisce porgendolo come un vassoio da supplizio tantalico. Ma non è colpa della televisione, non è colpa del benessere occidentale e delle sue illusioni, non è colpa del governo di centrodestra o di quello di centrosinistra. Qualcuno però dovrà pur avercela la colpa, e magari pagare una volta per tutte. Possiamo anche scegliere di non sapere, se è questo il prezzo per non dover provare quotidianamente un senso di nausea di fronte al racconto della realtà e al reality della finzione. È triste vedere grandi e piccole firme del giornalismo indugiare sui particolari più intimi e raccapriccianti della cronaca dei mille stupri, svelando l’osceno meccanismo psicologico per il quale l’orrore si mescola al desiderio di partecipare al banchetto, la consuetudine voyeuristica di osservare da vicino la mattanza al timore di rimanere coinvolti in un incubo analogo. Le pulsioni animali non sono certo una novità di questo secolo e fino a prova contraria garantiranno ancora per un po’ il futuro della specie. Ma l’abisso di immoralità o, peggio, il cinico compiacimento per questa società malata, è lo specchio del fallimento politico e civile di quest’ultimo trentennio italiano. L’highway to hell non passa necessariamente per la Salerno-Reggio Calabria.
Alessandro Soddu