1. Sardegna, potenza mondiale. Il centrodestra ha vinto le regionali sarde e in tanti, dall'altra parte, invitano a non drammatizzare. Sono d’accordo: il neo eletto presidente, sulla scorta del suo nume ispiratore, ha promesso in campagna elettorale decine di migliaia di posti di lavoro (tiro a indovinare… nel settore costruzioni?); e se ciò non dovesse bastare, ne sono certo, non esiterà a far valere la sua irresistibile personalità presso il capo del governo, affinché quello vari anche per la Sardegna un “piano marshall” (quando non ha nulla di sensato da dire – cosa che gli capita spesso – Toupet usa l’asso del “piano marshall”).
Possiamo stare tranquilli, dunque: nel prossimo quinquennio l’isola – come la Germania di Adenauer, l’Italia di De Gasperi, il Giappone atomizzato di fresco e la Corea, parte sud – conoscerà uno sviluppo economico travolgente. Nel frattempo occorre notare che i sardisti, risparmiati dall’“australiana” ma contagiati dall’“inguaribile ottimismo” di coloro che sorridono sempre, hanno definitivamente rinunciato al ruolo di forza identitaria e autonomista (povero Lussu!), e che i sardi hanno deposto sa berritta per mettere su un cappellaccio.
2. Da Bossi a Bricolo. Se lo smarrimento identitario affligge i sardisti, lo stesso non accade agli uomini della Lega Nord. Le illuminanti idee di Bossi, Borghezio e Calderoli sono ormai patrimonio dell’Italia repubblicana.
Come dimenticare la tripartizione geo-politica proposta dall’Elettricista, quando ancora la malattia non aveva offeso il suo potente cervello, per rilanciare l’economia italiana attraverso compartimenti a circuito chiuso? “Padania”, a riunire le regioni settentrionali, “Etruria”, in luogo di quelle centrali, e… E qui ci deluse forse per l’unica volta; per le regioni meridionali ci aspettavamo qualcosa del tipo “Magna Grecia”, invece egli sentenziò: “Sud” (sic!). Le sue intuizioni erano troppo avanzate per il restante ceto politico, che non ne capì la grandezza e le lasciò cadere.
Calderoli non è stato meno grande come ideatore di una lucidissima legge elettorale, che ancora oggi fa la sua… “porca” figura e anche Borghezio ha dato tanto all’Italia, che ha degnamente e nobilmente rappresentato al parlamento di Strasburgo, dove si dimenava come un ossesso al grido di “Padania libera!”; celebri, poi, le sue ragionate riflessioni sugli imam di m * * * a e sui migranti del c * * * o: per queste e altre civili prese di posizione fu ingiustamente malmenato su un treno da un gruppo di inqualificabili delinquenti, mentre egli – uomo mite – pensava alle gorgheggianti sorgenti del Po e alle verdi valli della sua patria celtica, ansioso di raggiungere gli gnometti Loacker e la tenera mucca Milka.
Per fortuna l’opera di questi Grandi non sarà interrotta: Cota, Bricolo e altri promettenti giovani, seguendo il ministro saxofonista, parlano con trasporto di ronde, tassa sull’immigrazione, prolungamento dei tempi di detenzione per i clandestini… Sono pronti a raccogliere l’eredità! I ragazzi della nuova leva leghista sanno anche esprimersi in un discreto italiano, e questo è forse l’unico loro difetto rispetto ai maiores.
3. PD (Post Decessionem). Il segretario Walter è (politicamente) morto. Il fatto in sé non è particolarmente grave (anzi…), però sono sbagliati i tempi. Il segretario Walter doveva dimettersi subito dopo la catastrofica sconfitta elettorale dell’aprile 2008, una sconfitta arrivata unicamente per colpa sua, visto che presentò ai cittadini un partito ridicolo, senza una precisa fisionomia, con tanti fumosi “ma anche” e nessuna argomentazione univoca e certa: invece allora rimase al suo posto, convinto anzi di avere fatto del bene al Paese, avendo egli “semplificato il quadro politico-partitico a sinistra” (come ha ricordato con enfasi il traghettatore Franceschini: roba da applausi a scena aperta!).
Poi Renato Soru perde le elezioni regionali in Sardegna e il segretario Walter si dimette. Certo, non deve avergli fatto molto piacere constatare l’avversione di tanti esponenti del PD sardo per il suo cavallo di battaglia nell’isola; tuttavia, in questo caso, la sconfitta del PD non è arrivata per colpa del segretario Walter. Ora che avrebbe dovuto tenere saldamente in mano le redini, per rispondere con altrettanta durezza a chi non vuole accettare che non si può fare un partito “nuovo” per una politica “nuova” con uomini vecchi (di mentalità prima che di anagrafe), ora ha mollato.
Il PD sardo, anch’esso senza segretario, attende di sapere chi sarà il suo nuovo timoniere. Ricordo che il neonato partito, in nome del “rinnovamento”, si era scelto per segretario un virgulto della Prima repubblica, che oggi, sconfitto Soru, può tornare a tessere le sue trame old politics; così, le speranze che il prossimo timoniere sia veramente “nuovo” sono pochine. E il PD sardo, come il PD nazionale dell’era Walter, continuerà nella sua migliore performance: l’imitazione del “Titanic”.
4. Meschineddos. Un candidato algherese del PDL ha comprato la sua elezione nel nuovo Consiglio regionale della Sardegna, regalando agli elettori chili e chili di carne… Pensavo che la “politica della pastasciutta” fosse roba di altri tempi, ma forse questo è soltanto un caso di campagna elettorale creativa. Allora sotto! Chi avrà il merito della prossima straordinaria trovata?
D’altra parte, la critica severa ed efficace contro il malcostume dei partiti si poteva fare quando la “politica come servizio” non era ancora uno slogan vuoto, prima dell’intrigo pentapartitico, del connubio democraxiano, di “tangentopoli”; quando i riferimenti ideologici rendevano credibile l’operato dei governi e delle opposizioni. Ma oggi, ce lo dicono anche gli illuminati “riformisti”, le ideologie sono soltanto inutili relitti del secolo passato (strano che il loro giudizio non valga anche per lo stesso riformismo, che è un valore ideologico d’origine addirittura sette-ottocentesca).
Dentro l’attuale vuoto pneumatico della sfera politica le persone continuano ad ondeggiare da una parte all’altra, perché i riformisti e i paladini “delle libertà” (credevo che la Libertà fosse una…), insieme, gli hanno spiegato che il bipolarismo è la soluzione migliore per l’assetto politico e la governabilità di un Paese moderno: “Indietro non si torna!” (sempre il Traghettatore). Così, rivolgendosi ora ai libertari, ora ai riformisti, i cittadini credono di operare una scelta, di disporre di un’autentica alternativa. Ma non è così, perché al blocco “moderato” del centrodestra, derivato principalmente dalle clientele del “C.A.F.”, si è accostato il blocco “moderato” del centrosinistra senza Sinistra, generato dall’appiattimento degli ex DS sulle posizioni centriste degli ex Margherita. Dov’è l’alternativa? Non c’è, come dimostrano i programmi di governo dei due schieramenti, speculari fino all’imbarazzo, e i loro provvedimenti di governo, drammaticamente simili nella comune inefficacia.
Adesso è toccato ai sardi compiere l’ennesima oscillazione, nella speranza che dopo le bistecche arrivino i posti di lavoro e qualche soldo in più nelle tasche di chi ha bisogno… Meschineddos…
Francesco Obinu

